aprile 2017
NOTIZIE DAL PARLAMENTO
PROTEZIONI CIVILE E OMOGENEA - FARMACI IN STALLA, NON CI SIAMO CAPITI
Protezione civile e omogenea

Di una Protezione civile italiana si è sentita l’assoluta esigenza quarant'anni fa, dopo il devastante terremoto del Friuli, nel 1976. Oggi, a tanto tempo di distanza, era necessaria una riforma. Ecco perché, alla Camera, abbiamo approvato la Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile, un intervento che servirà a renderla ancora più forte ed efficiente e a dare più forza e coesione all’Italia.

La necessità di modificare e integrare la normativa di riferimento si era resa palese per riportare a unità e a maggiore equità per i cittadini la pluralità di situazioni, spesso molto disomogenee a livello territoriale. La legge delega prevede di rendere omogenea l'applicazione nella pianificazione, nella gestione e nel superamento delle emergenze, nella valutazione delle condizioni dei territori ai fini della dichiarazione dello stato di emergenza; di indicare con certezza le misure applicabili per favorire il ritorno alla normalità dopo gravi eventi; di organizzare un sistema policentrico che operi a livello centrale, regionale e locale, coordinando al meglio responsabilità centrali e territoriali nell'intero Paese e distinguendo fra ruolo politico e gestione amministrativa; di recuperare i ritardi e mantenere la priorità assoluta della sicurezza dei cittadini e delle imprese, costruendo le condizioni per ridurre preventivamente l'effetto di rischi anche attraverso la partecipazione e la responsabilità dei cittadini, l'indispensabile apporto del volontariato organizzato, delle università e degli enti di ricerca e del sistema pubblico della protezione civile, mantenendo lo standard di eccellenza riconosciuto al nostro Paese in tutta Europa.

Alla base di queste scelte c’è un dato di fatto: il costo complessivo dei danni provocati in Italia da calamità naturali è pari a circa 3,5 miliardi di euro all'anno e le risorse necessarie per fronteggiare gli effetti causati da questi eventi superano di gran lunga i costi che sarebbero necessari a prevenire i danni. È, dunque, indispensabile sviluppare una politica di prevenzione e di mitigazione del rischio supportata da risorse, scelte amministrative e da una normativa strutturale appropriata.

Farmaci in stalla, non ci siamo capiti

In settimana ho ricevuto risposta dal Sottosegretario di Stato per lo Sviluppo economico alla mia interpellanza urgente sulle azioni che intende fare il Governo in merito all'adozione di misure tese a migliorare i servizi di farmaco-vigilanza e farmaco-sorveglianza veterinaria.

Se ricordate chiedevo se il Ministro della Salute non ritenesse che la tracciabilità del farmaco veterinario negli allevamenti di animali da reddito senza scorte fosse troppo bassa visto che i dati indicano che si arriva a verificare solo il 21% di allevamenti bovini e il 7% di allevamenti di capi suini. Invece, sono stati controllati l’89% di allevamenti bovini con scorte e l’85% di allevamenti suini. A queste verifiche sfuggono il numero maggiore di aziende zootecniche e il maggior numero di capi. Inoltre, se tutti gli allevamenti senza detenzione di scorte siano stati controllati almeno una volta ogni tre anni e se le aziende controllate rappresentino almeno il 40% degli animali da reddito a seconda delle specie ogni anno. Infine, se il Ministero, non ritenga necessaria una migliore organizzazione dei servizi di farmaco vigilanza e farmaco sorveglianza veterinaria.

Il Sottosegretario mi ha risposto che gli allevamenti autorizzati alla tenuta delle scorte e anche quelli in cui viene dichiarata l’assenza di trattamento sono considerati ad alto rischio e pertanto la frequenza dei controlli è di almeno una volta all'anno. Per quelli sprovvisti di scorta le ispezioni avvengono sulla base del rischio: alto un controllo annuo, medio ogni due anni, basso ogni tre anni. E per quanto riguarda gli 8mila veterinari pubblici, mi ha detto che servono a superare le carenze di organico di regioni e province autonome.

Allora, dico io, forse è giunta l’ora di ristrutturare il sistema dei controlli veterinari e di fare interventi tenendo conto dell’azione che svolgono i liberi professionisti. Ma nel complesso la risposta è stata insufficiente e semplicistica: i criteri indicati dal Ministero non sono quelli che vanno nell’ottica di una riduzione del consumo e una tracciabilità dei farmaci. Quindi, non corrispondono alla realtà. Mi sembra di aver percepito che non si ha presente quello che sta avvenendo dentro le aziende agricole.
Paolo Cova

 
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