aprile 2017
STELLE E ANIMALI DEI FONDALI MARINI (TERZA PARTE )
Alimentazione negli Asteroidei

foto La maggior parte delle stelle di mare si nutre di organismi animali, vivi ma anche morti. Molte di esse sono veri e propri “spazzini del mare” che divorano qualunque cosa commestibile reperibile sul fondo del mare, altre hanno diete più specializzate costituite da molluschi, spugne o crostacei. Il cibo viene percepito anche ad una certa distanza grazie alle numerose cellule sensoriali sparse sulla superficie del corpo. Non mancano comunque le specie sospensivore, come Porania ed Henricia, che si nutrono cioè di particelle in sospensione nell’acqua.

Per fare questo si servono dell’intera superficie del corpo, infatti quando le particelle vengono a contatto con qualunque zona della pelle dell’animale, rimangono invischiate in uno strato di muco e poi vengono spinte da numerose ciglia verso il lato inferiore della stella. Una volta raggiunti i solchi ambulacrali (quelli da cui fuoriescono i pedicelli) vengono convogliate, come su un nastro trasportatore, verso la bocca. Alcune specie estroflettono lo stomaco (e i succhi gastrici) sul substrato effettuando una pre-digestione delle sostanze organiche in esso contenute e assorbendole successivamente.

Anche le stelle appartenenti alla famiglia Brisingidae sono sospensivore e sono notevolmente adattate per questo tipo di alimentazione. Presentano sempre un numero di braccia superiore a 6, in genere da 12 a 18, molto lunghe e sottili (sono simili per aspetto alle ofiure) che vengono lasciate libere nella colonna d’acqua; anche i pedicelli sono estremamente lunghi e con essi l’animale cattura le particelle di cibo. Per alimentarsi si servono anche delle numerose pedicellarie poste sulle braccia con cui catturano minuscole prede.

Le stelle di mare non hanno veri e propri predatori, probabilmente a causa della loro “carne” altamente calcificata e non molto nutriente e del loro corpo a volte spinoso; ci sono comunque alcune specie di crostacei e pesci che occasionalmente se ne nutrono. La temibile stella corona di spine (Acanthaster planci), diffusa nei mari tropicali e nota mangiatrice di coralli, presenta sulla superficie del corpo numerosi aculei contenenti una potente tossina.

Ciononostante ci sono animali adattati a vivere tra le sue spine, come il piccolo pesce cardinale (Siphamia fuscolineata), il gamberetto della stella marina (Perliclimenes soror), e animali che, incuranti di aculei e veleno, si nutrono della stella, come le conchiglie giganti Charonia tritonis e alcuni pesci palla.

Guerre stellari

“Raccontano che la stella marina possieda un fervore di fuoco al punto da bruciare, nel mare, tutto quanto entri in contatto con lei e da digerire all’istante ogni cibo” già al tempo di Plinio il Vecchio erano note le notevoli abilità predatorie delle stelle di mare, in grado di divorare qualunque animale sessile (cioè fisso al substrato) o che si sposta lentamente. Infatti, nonostante il loro aspetto gioioso, le stelle sono delle temibili e inesorabili predatrici dei mari. Le tecniche di predazione messe a punto da queste guerriere stellari sono diverse a seconda delle specie e delle loro preferenze alimentari.

Le Asterias sono ghiotte di molluschi, specialmente bivalvi (come ad esempio le ostriche), di cui si nutrono tramite un sistema caratteristico. La sfortunata preda viene afferrata per mezzo dei lunghi pedicelli e trascinata sotto al corpo della stella; successivamente questa si arcua chiudendosi su se stessa e puntellandosi sul substrato in modo da intrappolare il mollusco in un abbraccio mortale; a questo punto i pedicelli, ben adesi alle due valve, vengono retratti in direzioni opposte così da esercitare una forte trazione.

Preda e predatore possono rimanere in questa situazione di “tiro alla fune” per diverse ore, fino a quando i muscoli del mollusco, ormai sfiancati, iniziano a cedere; non appena le due valve si aprono leggermente (basta solo uno spiraglio di 0,1 millimetri) la stella vi inserisce una parte dello stomaco e inizia la sua opera di digestione esterna. Con lo stesso sistema le stelle divelgono l’opercolo che chiude la conchiglia dei gasteropodi, come la piccola chiocciola di scogliera.

Quando la stella non possiede pedicelli a ventosa, come Astropecten aurantiacus o Luidia ciliaris, o quando le sue braccia sono troppo corte o poco flessibili, la vittima viene ingoiata intera, digerita nello stomaco e i suoi resti, inclusa la conchiglia, vengono poi “sputati” fuori.

Altre specie si sono invece specializzate a succhiare piccoli organismi fuori dai loro rifugi. Questo è probabilmente il sistema con cui la temuta Acanthaster planci, nota come stella corona di spine, strappa i polipi dei coralli dal loro involucro calcareo distruggendo intere porzioni di scogliere coralline. Negli anni settanta una crescita smisurata delle popolazioni di A. planci produsse effetti devastanti sulle barriere coralline del Pacifico.

Vi sono infine specie che nel loro banchetto non disdegnano neppure altre stelle. Tra le più voraci mangiatrici di consorelle ci sono le stelle sole, che per far questo adottano diverse strategie. Solaster endeca e Crossaster papposus possono attaccare esemplari di altre specie, come Asterias rubens, agganciandosi fermamente al loro braccio e rosicchiandolo lentamente, mentre la preda tenta inutilmente di fuggire trascinandosi dietro anche il predatore.

Nella “guerra fra stelle” la Solaster dawsoni è una dei più temibili cannibali; essa infatti dopo aver sorpreso le sue prede, scivola sopra il loro corpo, spesso incurante delle maggiori dimensioni delle sue vittime, e le immobilizza con le numerose braccia. A questo punto estroflette lo stomaco e inizia a digerire i tessuti del malcapitato. In alcuni casi però le prede mettono in atto strategie di difesa, staccandosi il braccio ghermito e scappando velocemente o ricoprendo la superficie del corpo con uno strato di muco viscido e repellente, come accade in Pteraster tesselatus.

Stelle dei nostri mari

Sono ventisette le specie di stelle di mare che popolano i fondali dei mari italiani. Ecco alcune delle specie più comuni, alcune facilmente osservabili e riconoscibili con il solo ausilio di maschera e boccaglio.

Echinaster sepositus: è probabilmente la stella più comune dei nostri mari. Le forme adulte hanno un diametro di 15-20 centimetri e in genere presentano 5 braccia, occasionalmente 6 o 7.
La superficie del corpo è costellata da piccole rugosità e gli aculei, di dimensioni molto ridotte, sono infossati nella parete. La colorazione è rosso-arancione o mattone, con la superficie inferiore leggermente più chiara. Vive su fondali rocciosi dalla superficie a oltre 200 metri di profondità. Può essere confusa con Ophidiaster ophidianus, diffusa in habitat simili a E. sepositus ma soprattutto nelle regioni più meridionali dell’Italia e del Mediterraneo; quest’ultima è di color rosso carminio con lato inferiore giallo intenso e la superficie del suo corpo piuttosto liscia.

Marthasterias glacialis:insieme a Luidia ciliaris è la stella di mare più grande del Mediterraneo, raggiunge infatti i 70-80 centimetri di diametro. Sulla superficie del corpo sono presenti tre file longitudinali di tubercoli dotati di robusti aculei. Gli esemplari di dimensioni minori, di colore scuro, dal bruno al verde oliva, sono diffusi vicino alla superficie, da 0 a 50 metri di profondità, dove prediligono fondi rocciosi, tra le cui fessure trovano spesso riparo; gli esemplari più grandi presentano una colorazione più vivace, dal rossiccio al mogano con chiazze più chiare, e vivono anche su fondali sabbiosi e fangosi a maggiori profondità.

Coscinasteria tenuispina: caratteristico di questa specie è il fatto di avere spesso due o più braccia rigeneranti, di dimensioni minori rispetto alle altre, che gli conferiscono il tipico aspetto irregolare (il numero totale di braccia è quasi sempre superiore a 5, in media 7). La superficie del corpo è simile a quella di M. glacialis ma con un numero maggiore di tubercoli e spine; si differenzia da Marthasterias anche per le dimensioni minori (10-15 centimetri) e per la colorazione, sul lato superiore chiara variegata con macchie brune, rosse o anche turchese e sul lato inferiore bianco-gialla. Vive esclusivamente su fondali rocciosi, tra le alghe e sotto le pietre, dove spesso si trova in gruppi.

Astropecten aurantiacus: stella a pettine di medio-grosse dimensioni (fino a 50 centimetri) molto diffusa su fondali sabbiosi e melmosi e nelle praterie di Posidonia oceanica da 5 a 50 metri di profondità e oltre. Presenta due file di grossi aculei ai margini delle braccia. Il lato dorsale è rosso-arancione o mattone, con aculei leggermente più chiari, il lato ventrale è tendente al giallo. Ha la tendenza ad insabbiarsi. Specie simili sono Astropecten bispinosus, Astropecten spinulosus e Astropecten irregularis, tutte di dimensioni inferiori, con colorazione mediamente più scura e maggiormente diffuse in prossimità della superficie, anche tra le rocce.

Asterina gibbosa: stella di mare dalla caratteristica forma a pentagono e di piccole dimensioni (3-5 cm). È molto diffusa nella zona costiera superiore e vicino alla superficie, dove in genere si nasconde sotto i sassi. Il lato superiore è verdognolo scuro con disegno rosso scuro e marrone mentre quello inferiore è più chiaro.

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006.




Gianluca Ferretti e Michela Sugni

 
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