ottobre 2017
RICORDIAMOCI I PASSEGGINI
Ah, che belli i bambini nel passeggino, si guardano intorno, alcuni con lo sguardo vuoto, altri con gli occhietti furbi, altri ancora dormono, angelici.
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Ma hanno anche una madre che li porta in giro.
Che sale sul tram. Anche aiutata da persone gentili, e si piazza poi davanti alla porta. Il passeggino rimane aperto, col bambino dentro, se chiedi di passare ti guarda male, fiera della propria superiorità riproduttiva. “Non vedi che ho un bambino? Vai all’altra porta e non rompere”.

I vecchi come me pensano: mi sembra di ricordare che un tempo esistessero passeggini diversi, pieghevoli. Prendevamo il bambino in braccio e, con un movimento del piede ed uno della mano, chiudevamo il passeggino. Diventava come un ombrello, appeso al braccio, permetteva di salire agilmente e restava un braccio libero per appendersi al palo. A volte qualcuno si alzava per farti sedere. Oggi non si alzano neppure se sali sul tram camminando sui gomiti o piegato in due sul bastone.

Evidentemente i passeggini pieghevoli non vengono più costruiti.
Poi ho guardato meglio. Quelli alti, a tre ruote, da ricchi, sono fissi, ma quelle mamme chiamano l’autista, non vanno in tram, forse non sanno neppure cos’è. Ma quelli normali sono come sempre, si piegano, anzi, si piegherebbero.
Mi sorge dalla mente una frase, anche due, per caratterizzare quelle mamme.

RIBELLIAMOCI.
Folco de Polzer

 
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