novembre 2017
IL CARRUBO, ALBERO POSSENTE
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Il carrubo è un albero possente. Si usa dire che il carrubo non invecchi con il passare dei secoli poichè diventa sempre più frondoso, robusto e imponente. Lo sviluppo di questo albero avviene in cinque periodi: improduttivo fino a dieci anni; di formazione fino a venti anni; d'incremento fino a trent’anni; di maturità da trenta ad oltre cento anni producendo ben 200 chili di frutti e ancora a duecento anni è considerato giovane e produce fino a trenta quintali di frutti; di vecchiaia o decadenza oltre i quattro secoli.

Col passare dei secoli in realtà il carrubo non invecchia, diventa più robusto, gigantesco, più chiomato, più possente e fruttificante. La pianta del carrubo può raggiungere anche i cinque secoli di vita e i quindici metri di altezza con la sua chioma sempreverde. I rami sono eretti, ma quelli inferiori più vecchi e più robusti, s'inarcano verso il basso fino a toccare il terreno.

E' un albero originario della Palestina, dov’era conosciuto già quattromila anni fa e dov’è stato amato dai migliori poeti. In Italia viene portato dai Greci ma è solo nel Medioevo, con gli Arabi – che lo chiamano kharrub – e che il suo uso si afferma pienamente in Occidente.
E' un albero robusto, alto 7-10 m.
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E’ una pianta dioica, ossia i fiori maschili e femminili sono portati su due diversi alberi, per cui la fruttificazione è possibile solo se entrambi i generi sono presenti. Il frutto inizia a formarsi in primavera subito dopo la fecondazione e matura completamente dopo un anno, prendendo la forma di un lungo baccello, dapprima verde e poi marrone lucido e coriaceo. La polpa è dolce e fibrosa e i semi, durissimi, tutti di peso pari a 0,20 grammi, venivano utilizzati per pesare oro e pietre preziose dando nome a quell’unità di misura che ancora oggi si chiama “carato”. Ma i semi venivano anche usati come unità di misura per pesare l'oppio e altre droghe.

Fino a pochi decenni fa, i suoi frutti, le carrube, hanno salvato dalla morte per fame migliaia di persone
La sua importanza nel passato è testimoniata dal Museo del Carrubo che si trova nell’isola di Cipro e che racchiude un antico mulino per macinare le carrube e ottenere la farina di polpa e di semi con la quale si preparavano dolci e paste alimentari.

Un tempo, le carrube venivano utilizzate nel processo di fermentazione per la produzione di alcool etilico.
I semi di carruba rappresentano una miniera inesauribile di una vasta gamma di utilizzazioni industriali.
Parte dei succedanei del cioccolato sono ottenuti da pasta o semi di carrube.

Molti addensanti, gelificanti, di prodotti alimentari sono ottenuti da farina di semi di carrube. La farina viene utilizzata per la preparazione di budini, gelatine, marmellate visto che possiede un potere addensante.
I frutti si conservano per molto tempo e possono essere consumati comunemente freschi o secchi o, in alternativa, passati leggermente al forno. Inoltre con le carrube si preparano mangimi per gli animali; dalla scorza e dalle foglie si possono estrarre tannini.
In tempi antichi la carruba veniva affissa alle estremità delle fruste per meglio flagellare schiavi e delinquenti .

Solo dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente si provò a mangiarla e fu presto apprezzata come snack da viaggio, nonostante il suo consumo smodato provocasse fatali emorragie interne.
Su questo maestoso albero sono nate una serie di leggende e credenze popolari, si affermava che sotto le fronde dei carrubi si potevano trovare le abitazioni di fate e di streghe. Secondo un’antica leggenda greca il carrubo (Ceratonia siliqua) nacque dal corno di un toro che venne colpito da un fulmine. Tale leggenda ha lasciato il segno appunto nel nome Keronia, dalla contaminazione dei nomi greci keras (corno) e keraunós (fulmine).

Nel suo Vangelo, Luca si riferisce alle carrube quando nella “parabola del figliol prodigo” cita i “baccelli” che vengono dati ai maiali, che il giovane è incaricato di accudire, e con i quali avrebbe voluto riempire la sua pancia vuota.
Il carrubo è conosciuto anche come “il Pane di San Giovanni”, poiché, dice la leggenda, che Battista si nutriva nel deserto anche del frutto di questo albero.

Nel medioevo gli arabi provenienti dal Medio Oriente, nella loro conquista del Mediterraneo, diffusero la conoscenza e la coltivazione di questa pianta che attecchiva egregiamente anche in territori asciutti e caldi.

Nella seconda metà del ‘700 interessanti notizie sulla coltura del carrubo in Sicilia vengono fornite dall'abate Sestini, il quale elenca tra le zone di maggiore produzione i territori di Modica, Ragusa, Scicli, Comiso, Noto e Avola. A quel tempo, la produzione siciliana di carrube era valutata in 60 mila quintali l'anno. Di questa enorme produzione, circa 40 mila quintali venivano esportati, mentre il resto era utilizzato come alimento per il bestiame e per la povera gente, oltre che per usi medicinali.

La produzione dei carrubeti nel ragusano e nel siracusano sono ancora attive e alcune industrie trasformano il mesocarpo del carrubo in semilavorati, utilizzati nell'industria dolciaria e alimentare. La provincia di Ragusa copre circa il 70% della produzione nazionale. Attualmente la coltivazione del carrubo è diffusa nella Spagna meridionale e nelle Baleari, nel Portogallo, nelle coste settentrionali dell'Africa (Algeria, Tunisia, Marocco), nella Palestina, nel Libano e in Italia, dove crescono carrubeti in Liguria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e soprattutto in Sicilia, che resta la regione italiana più ricca di carrubi.

Nel comune di Gallipoli tra gli oliveti della masseria Pacciana vive uno dei più antichi esemplari di carrubo d’Italia, certamente tra i più grandi ancora presenti nel Mediterraneo. Come riportano gli autori del libro “Gli alberi monumentali del Salento” questo patriarca arboreo può datare più di 500 anni; con poco meno di 14 metri di circonferenza alla base; nodoso e scavato, dalla chioma ormai sempre più rada presiede, austero ed imponente, un’area dove altre presenze arboree, frutto di vecchi rimboschimenti, rendono l’ambiente di grande interesse e carico di suggestioni.

Oggi gli alberi di carrube sono in serio pericolo a causa sia delle alterazioni subite dall'equilibrio ecologico che a causa della sua lentezza nella crescita; pertanto va protetto e tutelato.


Poesia di Gabriele D'Annunzio foto
Le carrube

Settembre, son mature le carrube.
Or tu pel caldo mare di Cilicia
conduci dalla riva cipriota
la sàica a scafo tondo e a vele quadre.
Bonaccia, e nel saffiro non è nube.

Germa con sue maggiori quattro vele,
garbo o schirazzo, legni levantini
carichi di baccelli dolci e bruni
conduci verso l'isola dei Sardi.
E vien teco un odor di tetro miele.

La siliqua, che ingrassa la muletta
dall'ambio lene e in carestía disfama
la plebe dalla bianca dentatura,
lustra come i capelli tuoi castagni
mentre stai su la coffa alla vedetta.

Certo, d'olio di sesamo son unte
quelle tue ciocche in forma di corimbi.
Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore
del Mar Cilicio l'obliato carme
che alla Cipride piacque in Amatunte.

Settembre, teco esser voremmo ovunque!





(foto di Anna Zacchetti)

Fonti:
nonciclopedia.wikia.com
comune-info.net
iulamarzulli.wordpress.com
siciliafan.it
Anna Zacchetti

 
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