dicembre 2017
GAS SERRA: EMISSIONI E CONCENTRAZIONI - NEL 2016 LIVELLI RECORD PER LE CONCENTRAZIONI DI CO2.
Temi al centro del vertice sul cambiamento climatico Cop23
Il Bollettino dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) riferisce annualmente sulle concentrazioni atmosferiche dei gas a effetto serra, ovvero su ciò che rimane nell'atmosfera dopo il complesso sistema di interazioni tra atmosfera, biosfera, criosfera ed oceani. Una specifica relazione delle Nazioni Unite riguarda invece le emissioni di gas a effetto serra - ovvero ciò che va in atmosfera - e informa circa gli impegni politici adottati dai paesi per ridurre le emissioni entro il 2030.

Il Bollettino del WMO e la relazione delle Nazioni Unite hanno costituito insieme una base scientifica per il processo decisionale del vertice sul cambiamento climatico Cop23, tenutosi a Bonn in Germania tra il 7 e il 17 novembre 2017, che aveva come obiettivo la stesura delle linee guida per implementare le promesse fatte durante l’accordo di Parigi nel 2015. I delegati dei 196 paesi presenti hanno infatti lavorato ad un regolamento che servirà da guida per l’attuazione dell’accordo di Parigi, descrivendo le modalità con cui controllare e verificare i progressi degli stati verso l'obiettivo.

Report nazioni unite su emissioni. Le conclusioni generali della relazione delle Nazioni Unite sono che esiste un’urgente necessità di un'azione accelerata a breve termine e di un maggior impegno nazionale a lungo termine per rispettare gli obiettivi dell'accordo di Parigi; opzioni pratiche ed economiche che rendano questo possibile sono già disponibili.

Evitare la costruzione di nuove centrali elettriche a carbone e la soppressione di quelle esistenti, ad esempio, risulta fondamentale per ridurre le emissioni e questo richiederà un'attenta gestione di questioni quali gli impatti sull'occupazione, gli interessi degli investitori, la stabilità della rete elettrica.

La rimozione dell’anidride carbonica (CO2) dall'atmosfera può costituire un'ulteriore strategia per la riduzione delle emissioni. La rimozione biologica della CO2 attraverso l'imboschimento, il rimboschimento, la gestione forestale, il ripristino delle terre degradate, l'aumento del carbonio del suolo e l’utilizzo di biochar in agricoltura possono svolgere un ruolo immediato e possono anche contribuire in modo significativo a diversi altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

Per l’Europa ha fatto il punto anche l’Agenzia europea per l’ambiente nel suo pacchetto annuale, che include
una valutazione dei progressi verso gli obiettivi climatici dell'UE,
una stima preliminare delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE per l'anno 2016,
un'analisi specifica delle tendenze e delle proiezioni nel sistema europeo di scambio delle emissioni.

Tutti questi documenti, pubblicati dall’Agenzia europea alla fine del mese di ottobre 2017, contribuiscono ad esaminare i progressi compiuti dall'UE e dagli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi climatici ed energetici, che prevedono la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020.Greenhouse gas emission trends, projections and targets in the EU, 1990-2050

Le emissioni di gas a effetto serra in tutta l'Unione europea sono diminuite modestamente nel 2016 (-0,7%) rispetto all’anno precedente, con un calo del 23% rispetto ai valori del 1990. La riduzione nel 2016 è dovuta principalmente ad una quota crescente di energia rinnovabile e al passaggio dal carbone al gas nel mix di combustibili per la produzione di energia, nonostante un aumento del consumo di energia e la crescita delle emissioni nei settori residenziale e trasporti.

Andamenti e proiezioni EU nel 2017. Questi fattori si riflettono nei cambiamenti all’interno del sistema di scambio delle emissioni, dove la riduzione del 2,6% tra il 2015 e il 2016 è stata sostanzialmente determinata dai tagli delle emissioni nelle grandi centrali elettriche. Le emissioni degli operatori aerei sono aumentate rispetto all'anno precedente (+ 7,6%), in quanto il numero dei passeggeri ha continuato a crescere.

Complessivamente, le emissioni provenienti da impianti industriali nell'ambito del sistema sono ora del 26% al di sotto dei livelli del 2005. Negli altri settori (trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti), le stime preliminari indicano che le emissioni aggregate a livello UE sono aumentate dello 0,9% nel 2016, a causa di una maggiore domanda di riscaldamento e di trasporto. Le emissioni di questi settori sono ora del 11% al di sotto dei livelli del 2005.

Sebbene le emissioni dell'UE nel suo complesso rimarranno al di sotto dell'obiettivo 2020, la situazione differisce tra gli Stati membri: 21 Stati membri, infatti, si manterranno al di sotto dei loro obiettivi nazionali entro il 2020, tuttavia Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Lussemburgo e Malta devono migliorare immediatamente i loro sforzi per raggiungere i propri obiettivi 2020.

Per quanto riguarda gli obiettivi climatici al 2030, le proiezioni aggiornate mostrano che occorre intensificare gli sforzi attuali; il ritmo delle riduzioni delle emissioni oltre il 2020 dovrebbe rallentare in base alle politiche attuali e per questo si sta discutendo nell'UE per adottare un nuovo pacchetto di norme su clima ed energia.

Allo stesso modo, gli sforzi per raggiungere gli obiettivi al 2050 sulla decarbonizzazione richiederanno una considerevole intensificazione degli impegni, che includono una trasformazione importante dei settori energetico, alimentare e trasporti in Europa.

Venendo alle concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera a livello globale - responsabili dei cambiamenti climatici – queste sono aumentate a velocità record nel 2016, al livello più alto degli ultimi 800.000 anni.

Concentrazione CO2. A mettere in allerta nel bollettino nazionale del WMO è soprattutto l'incremento repentino della CO2 in un solo anno: il suo livello in atmosfera è passato infatti dai 400 ppm (parti per milione) del 2015 ai 403,3 ppm dell'anno successivo, ovvero un aumento annuo di 3,3 parti per milione, il doppio dell'aumento medio annuale degli ultimi 10 anni.

Dall'era industriale, ovvero dal 1750, la crescita della popolazione, le pratiche agricole sempre più intensive, il maggior sfruttamento del suolo, la crescente deforestazione, l'industrializzazione e lo sfruttamento dei combustibili fossili come fonte di energia hanno causato un aumento costante del contenuto di gas ad effetto serra in atmosfera, il principale dei quali è appunto la CO2 le cui concentrazioni sono ora del 145% dei livelli preindustriali (prima del 1750). I valori che separano il 2015 dal 2016 mostrano un salto del 50% sulla media dell’ultimo decennio.

Le cause sono dovute ad una combinazione tra attività umane ed una forte presenza di El Niño, un fenomeno climatico periodico, che si verifica ogni quattro-sei anni e causa l'aumento della temperatura delle acque oceaniche, riducendo quello che viene chiamato “carbon sink”, cioè la capacità dei principali sistemi naturali di rimuovere dall’atmosfera i gas e i rispettivi precursori.

Tra il 2015 e il 2016 l'effetto del Niño è stato quello di causare una forte siccità nelle regioni tropicali e di ridurre la capacità di foreste, vegetazioni e oceani di assorbire la CO2.

Per quanto riguarda gli altri gas a effetto serra, il Bollettino del WMO registra nel 2016 per il metano atmosferico un livello di circa 1.853 ppb (parti per miliardo), il 257% del livello preindustriale. Il metano è il secondo più importante gas a effetto serra a lungo termine e contribuisce per circa il 17% al forcing radiativo. Circa il 40% del metano viene emesso nell'atmosfera da fonti naturali e circa il 60% deriva da attività umane come l'allevamento di bestiame, la coltivazione del riso, lo sfruttamento dei combustibili fossili, le discariche e la combustione di biomasse.

La concentrazione atmosferica del protossido di azoto, che svolge un ruolo importante nella distruzione dello strato d'ozono che ci protegge dai raggi ultravioletti del sole, nel 2016 è stata di 328,9 ppb, il 122% dei livelli preindustriali. Il protossido di azoto viene emesso in atmosfera sia da fonti naturali (circa il 60%) sia da fonti antropiche (circa il 40%), compresi gli oceani, il suolo, la combustione di biomasse, l'utilizzo di fertilizzanti e vari processi industriali.
ARPA TOSCANA

 
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