febbraio 2018
IL CANTO DI ULISSE NELL'INFERNO DI AUSCHWITZ
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“Alex aveva mantenuto tutte le sue promesse. Si era dimostrato un bestione violento ed infido, corazzato di solida e compatta ignoranza e stupidità … Non perdeva l’occasione di proclamarsi fiero del suo sangue puro e del suo triangolo verde, e ostentava un altero disprezzo per i suoi chimici cenciosi e affamati: - Ihr Doktoren! Ihr Intelligenten! - sghignazzava ogni giorno vedendoli accalcarsi colle gamelle tese alla distribuzione del rancio.“ (Primo Levi, Se questo è un uomo, p. 99)

Il mondo alla rovescia: solo in uno dei tanti campi di concentramento (uno per tutti: Auschwitz!) poteva succedere che un’ “umana belva” potesse irridere e offendere la dignità umana, ma in particolare quell’umanità operosa, intelligente, dedita agli studi, sensibile e solidale – per la caratteristica stessa degli studi compiuti – nei confronti degli altri uomini!

Proprio in questo inferno in terra, nasce un sodalizio culturale tra due persone divise da differenze linguistiche ed interessi di pensiero: Jean, uno studente alsaziano e il narratore-protagonista, Primo Levi.
Jean sceglie Primo Levi come aiutante per trasportare la marmitta di zuppa dalle cucine all’alloggio degli internati: un chilometro circa. Il viaggio di ritorno con la marmitta carica di cinquanta chili di zuppa era certamente faticoso, specie per corpi provati dalle fatiche e dalla fame.

Ma questa operazione – certamente impegnativa – comprendeva come straordinaria gratificazione la possibilità di potere compiere il viaggio di andata senza il carico della zuppa ed in completo relax. “Jean era esperto, aveva scelto accortamente la via in modo che avremmo fatto un lungo giro, camminando almeno un’ora, senza destare sospetti.

Parlavamo delle nostre case, di Strasburgo e di Torino, delle nostre letture, dei nostri studi.” (Ivi, p. 100).
Nel pieno dell’apocalisse, nel degrado impietoso di ogni forma di umanità, Jean, che è stato a suo tempo in Liguria, vorrebbe imparare l’italiano. Primo Levi si presta a tale compito difficile, ma si rende conto che il breve tempo libero a disposizione non consente luminose e profonde disquisizioni: solo una improvvisata full immersion.

Si può parlare con esaurienti informazioni del Canto di Ulisse e della Divina Commedia nel margine temporale breve di una camminata con il peso di una marmitta di zuppa sulle spalle.
Forse si ripete in questo contesto la scena del viaggio di Dante e Virgilio nei luoghi dell’inferno: ma qui si tratta di un inferno reale, creato dall’aberrazione umana, non invenzione della fantasia del poeta fiorentino.

La stentata e non sempre puntuale recitazione dei versi, che sfuggono alla memoria divenuta labile, a cui segue la traduzione in lingua francese, una lingua che fa da trait d’union tra un italiano ed un alsaziano: “ … la pièta Del vecchio padre, né ‘l debito amore Che dovea Penelope far lieta …” sarà poi esatto?” (Ivi, p. 101).
E’ difficile tradurre la forza espressiva dei versi danteschi in una esatta ed efficace comprensione della tensione ideale e della compiutezza della ispirazione.

Riesce forse meglio proporre il testo nella sua nuda esemplarità senza aggiunte, senza forzature interpretative o traslazioni: la universalità del linguaggio poetico ha una sua connaturata forza, una sua esemplare articolazione, per mezzo delle quali vive per se stesso, senza il bisogno di mediazioni di nessun genere. E questa via diretta alla coscienza e al sentimento individuale, al naturale ed inevitabile compatimento del comune destino infelice trova la sua massima tensione nei versi più noti del canto.

“Ecco, attento Jean, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca: - Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza. –
Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento ho dimenticato chi sono e dove sono.” (Ivi, p. 102).

“ …viver come bruti …”, “ … ho dimenticato chi sono e dove sono …”.


(foto Pixabay)
Zino Pecoraro (pubblicato su Facebook e su La Sicilia del 21 gennaio 2018)

 
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