marzo 2018
STELLE E ANIMALI DEI FONDALI MARINI - GLI CNIDARI: CORALLI, ANEMONI E MEDUSE
Appartengono a questo phylum alcuni degli animali più caratteristici del mare, come i coralli, gli anemoni e le meduse. Se si escludono alcune specie che vivono in acque dolci (Idra), gli Cnidari sono animali esclusivamente marini che presentano svariate forme sia bentoniche e in genere fisse al substrato (polipo) sia liberamente natanti nel mare (medusa). Nell’ambito di queste due tipologie esiste un notevole polimorfismo; in alcune specie si trovano entrambe le forme che si alternano a dare due generazioni differenti, in altre una prevale sull’altra.

Vengono considerati animali molto primitivi: sebbene a differenza delle spugne siano costituiti da tessuti, l’organizzazione corporea è ancora molto semplice. La parete del corpo è infatti costituita da due strati di cellule, uno interno ed uno esterno, tra cui è interposto uno strato intermedio acellulare, la mesoglea, costituito da una sostanza gelatinosa incolore. La mesoglea è ricchissima d’acqua, tanto che nelle meduse questa costituisce oltre il 95% del corpo. La struttura base del corpo è costituita da un sacco la cui unica cavità interna rappresenta l’apparato digerente; l’unica apertura funziona quindi sia da bocca che da ano.

Il nome Cnidari deriva dal greco knide, che significa “ortica”. Caratteristica distintiva di questo phylum è infatti quella di possedere delle cellule particolari, dette cnidociti, che presentano al loro interno una sorta di capsula, la nematocisti, contenente un liquido urticante. Avvolto nella nematocisti si trova anche un lungo filamento che può essere estroflesso. Sulla superficie della cellula c’è un ciglio che funziona da antenna meccanica; quando questo viene toccato fa scattare l’apertura immediata della nematocisti, cosicché il filamento e il liquido urticante vengono sparati fuori. Il filamento una volta estroflesso non si riforma più, così lo cnidocita migra nella cavità interna dove viene digerito. In Hydra gli cnidociti esausti vengono sostituiti entro 48 ore dalla scarica. Quest’arma viene utilizzata dall’animale sia per catturare le prede sia come deterrente nei confronti dei predatori.

Il phylum degli Cnidari viene tradizionalmente diviso in quattro classi: idrozoi, cubozoi, scifozoi e antozoi (alcuni autori includono i cubozoi negli scifozoi). Nelle prime tre classi prevale in genere la forma medusoide, alla seconda e alla terza in particolare appartengono le classiche meduse. Tra le specie più note e diffuse nei nostri mari si trovano la barchetta di S. Pietro (Velella Velella, Idrozoi), la medusa aurelia (Aurelia aurita, Scifozoi) mentre nelle acque australiane si trova la Chironex fleckeri, Cubozoi (chiamata anche vespa di mare), la medusa più velenosa al mondo, in grado di uccidere in breve tempo anche un uomo.

Negli Antozoi si trova esclusivamente la forma polipoide; in questo libro verrà fondamentalmente trattata questa classe di Cnidari i cui membri sono tipici esponenti della fauna bentonica e quindi comunemente osservabili sui fondali.
Appartengono a questa classe i più comuni Cnidari, tra cui i coralli e le madrepore che formano le note barriere coralline, gli anemoni e i ventagli di mare. Oltre 6000 specie appartengono a questa classe, che è infatti la più numerosa del phylum. Ci sono specie solitarie, come molti anemoni e attinie (ad esempio l’anemone comune Anemonia sulcata), mentre altre formano grandi colonie come i coralli e le madrepore. In entrambi i casi la forma base del polipo è costituita da un corpo cilindrico alla cui estremità si trova una corona di tentacoli di lunghezza variabile; negli anemoni la base è ridotta mentre i tentacoli possono essere lunghi. Al centro della corona si trova la bocca che è direttamente collegata con la cavità digerente; quest’ultima è suddivisa in sottocamere da setti verticali più o meno completi, che in ultimo influenzano anche la morfologia esterna, cioè il numero di tentacoli.

In base al numero di setti interni vengono distinte due sottoclassi: gli ottocoralli e gli esacoralli. I primi presentano otto (o multipli di otto) setti, generalmente sono dotati di uno scheletro calcareo e sono tutti coloniali. Gli Alcionacei formano colonie non eccessivamente grandi in cui i polipi sono immersi in una struttura carnosa che presenta ramificazioni digitiformi non molto numerose e spesso vivacemente colorate. A questa caratteristica forma deve il nome comune la specie mediterranea Alcyonium palmatum, chiamata volgarmente “mano di morto”. Tra gli ottocoralli si trovano anche i Gorgonacei, che presentano colonie ramificate e arborescenti e che comprendono alcuni illustri membri nostrani come le gorgonie rosse (Paramuricea clavata) e gialle (Eunicella cavolini) e il corallo rosso (Corallium rubrum), usato comunemente per confezionare gioielli.

Negli esacoralli si trovano Antozoi con sei (o multipli di sei) setti; appartengono a questo gruppo gli Attiniari e i Madreporari. I primi comprendono le attinie e gli anemoni, così chiamati per la caratteristica forma di fiore (anemos= fiore). Sono generalmente solitari, presentano dimensioni discrete e mancano di un supporto scheletrico, funzione svolta da una mesoglea particolarmente ricca di fibre. Tra le specie più note e diffuse nel Mediterraneo si trovano l’anemone comune Anemonia sulcata, il pomodoro di mare Actinia equina.

I madreporari presentano sia forme solitarie che coloniali, tipiche dei mari caldi e dotate di uno scheletro compatto a base di carbonato di calcio. Esistono circa 2500 specie con forme sia solitarie (Fungia e Cariophilla) sia coloniali, come le specie costruttrici di barriere coralline o, più correttamente, scogliere madreporiche, fra cui si ricordano i generi Orbicela (Caraibi), Meandrina, Isophyllia, Siderastrea (Hawaii e Australia).

Testi tratti parzialmente dalla collana “Atlante degli animali” del Corriere della Sera, anno 2006.




Gianluca Ferretti e Michela Sugni

 
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