aprile 2018
IL PESCO
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L'albero del pesco è originario della Cina, dove ancora oggi si può trovare allo stato spontaneo. In Cina il pesco, Prunus persica vulgaris, è considerato, da millenni, l’albero dell’Immortalità e della Primavera.

Il nome di quest'albero arriva dagli antichi persiani. Infatti il suo nome originario è pomo persico (o pomo di Persia), abbreviando si ottiene persica, che letteralmente vuol dire frutto dei persiani, oggi diventato pesca.

Sono stati ritrovati alcuni scritti cinesi che si riferiscono al pesco, risalenti ad almeno 1000 anni prima rispetto alla letteratura europea. In Cina, il pesco sarebbe stato addomesticato già nel 3300-2500 a.C. Nei racconti della mitologia cinese si narra di un palazzo costruito tutto in giada, appartenente alla Regina-Madre dell’Occidente, Hsi Wang Mu, nei lontani Monti Kunlun nel centro della terra, circondato da un magnifico giardino dove cresce l’albero di Pesco dell’Immortalità.

Non sono precise le notizie sull’introduzione di questo albero in Europa e in particolare nel mondo greco-romano. Alcuni sostengono che, dalla Cina, il pesco sia giunto in Europa attraverso la Persia, grazie alle spedizioni che Alessandro Magno(356-323 a.C.) che fece contro i Persiani. Altri presumono che il pesco sia giunto in Italia in epoca romana, circa un secolo a.C. durante l’espansione dell’Impero, per mezzo degli scambi mercantili con la Grecia o durante l’occupazione romana della Siria a opera di Gneo Pompeo Magno (106-48 a.C.).

Il pesco è una pianta autofertile, ossia a differenza di altre specie l’impollinazione è entomofila, operata dalle api e da altri insetti pronubi.

Questo albero può raggiungere un'altezza di 4-8 metri, ha una corteccia di colore marrone. I giovani getti invece sono di colore verde, spesso sfumato di rosso. Molte parti della pianta, come corteccia, radici, foglie e semi, contengono piccole quantità di sostanze da cui derivano cianuri, tossici, anche se per il modesto contenuto queste sostanze vengono usate tradizionalmente (soprattutto le foglie) per aromatizzare i liquori, per il loro sapore gradevolmente amaro.

In Italia, i frutti maturano tra la prima e la seconda decade di maggio nelle zone meridionali, fino alla fine di settembre per le coltivazioni più tardive. Le condizioni climatiche italiane e dei paesi mediterranei sono ideali per la coltivazione del pesco, che può sopportare limiti assai ampi, da minime invernali anche di -15, -18 °C fino ad ambienti subtropicali dove il riposo invernale è alquanto limitato.

I maggiori produttori sono gli Stati Uniti, seguiti dall'Italia, Spagna, Grecia, Cina, Francia e Argentina.
L'Emilia-Romagna è la regione con maggiore produzione (circa il 30% della produzione), seguono la Campania, il Veneto, il Lazio e il Piemonte. I primi pescheti specializzati nella nostra nazione risalgono alla fine dell'800 e sono stati realizzati in Romagna e nel veronese.

I fiori di pesco a seconda dei vari paesi hanno diversi significati. In Cina per esempio questo fiore è sempre stato considerato il simbolo dell’immortalità, per il Giappone, il pesco è venerato come protettore contro le forze malefiche e la fioritura rossa del pesco – di colore solare – è quella su cui si fonda il “buon augurio”. Mentre in Egitto è associato al silenzio essendo considerata una pianta sacra, e dell’infanzia. Nei paesi occidentali invece la fioritura viene associata alla primavera, quindi viene considerato simbolo di rinascita, e di ripresa delle attività vegetative dopo il periodo invernale.

Per il Buddismo i Tre Frutti Benedetti sono: la pesca, il cedro e la melagrana.
Mentre per il Taoismo il pesco è l’Albero della Vita nel paradiso Kun-lun, poiché conferisce l’immortalità e la pesca è il cibo dei geni, o immortali taoisti.
In Occidente donare un ramo di pesco è sinonimo di dichiarazione di Ammirazione e Dedizione.

Nel simbolismo cristiano, la pesca è il frutto della Salvezza, è per questo che spesso compare nei dipinti della Vergine con il Bambino; il frutto con le foglie attaccate al picciolo rappresenta la felice combinazione delle virtù del cuore e della parola.
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Nella letteratura e nella poesia il frutto che è vellutato ha spesso evocato le rosee guance dei bambini e la morbida pelle di una fanciulla.


Rami di pesco
di Ada Negri

Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
chiaccianti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolio
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento appena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli, scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.

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Oltre il ponte
di Italo Calvino (1923-1985)

«O ragazza dalle guance di pesca
o ragazza dalle guance di aurora
io vorrei che a narrarti riesca
la mia vita all’età che tu hai ora.
...


(vedi intera poesia e canzone "Oltre il ponte")
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fonti:
wikipedia Prunus_persica
www.finestresullarte
guide.supereva.it educazione_alimentare
www.colturaecultura.it letteratura
www.giardinaggio.org significato dei fiori


(foto Pixabay)
Anna Zacchetti

 
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