maggio 2018
ENZIMA "MANGIA" PLASTICA
Ogni anno oltre otto milioni di tonnellate di plastica finiscono, attraverso gli scarichi urbani ed i rilasci, più o meno legali, nei nostri mari.
Qualcuno ha cercato di raccoglierli, almeno dove si sono formate vere e proprie isole di materiali plastici, come nel caso della cosiddetta Great Pacific Garbage Patch, che si è venuta a formare nell’oceano pacifico, tra le Hawaii e la California e che ha raggiunto una superficie pari a tre volte la Francia, con un peso di 80 mila tonnellate.

Le correnti marine hanno convogliato residui plastici vari quali cassette, bottiglie d'acqua, film plastici, reti da pesca ecc.
Ma non è la asportazione meccanica la soluzione, quello che necessita è una sensibilizzazione di tutti i consumatori, il supporto di una adeguata legislazione e la ricerca scientifica mirata a scoprire forme di distruzione di questi residui plastici, che non alterino gli equilibri delle acque.


Recentemente un pruppo di studio coordinato da Harry Austin, dell’Università di Portsmouth e del Laboratorio Nazionale per l’Energia Rinnovabile del Dipartimento per l’Energia statunitense, ha descritto su Pnas (Proceedings of the National Academy of sciences of the United States) un enzima artificiale che riesce a digerire la plastica comunemente usata per le bottiglie (Pet): sono giunti a questa scoperta modificando inavvertitamente una proteina su cui stavano lavorando.

Ora stanno ulteriormente studiando e sperimentando al fine di giungere ad un prodotto sempre più efficace nei confronti del PET (polietilene tereftalato).
Va da sé che tale scoperta è stata raggiunta nel corso di un lungo lavoro reso possibile anche dall’utilizzo di un super microscopio che utilizza un fascio di raggi dieci miliardi di volte più luminoso del sole!
Ora la speranza è forte e attendiamo che si giunga a produrre industrialmente tale sostanza per “mangiare” i rifiuti plastici nella maggiore misura possibile.

Fonti:
it.blastingnews.com
youtube
la stampa.it

Sergio Saladini

 
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