novembre 2018
RISCALDAMENTO GLOBALE
Alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale.
L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC.
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L’accordo di Parigi è un ponte tra le politiche odierne e la neutralità rispetto al clima entro la fine del secolo.
I governi hanno concordato di:

1. mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine

2. puntare a limitare l'aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici

3. fare in modo che le emissioni globali raggiungano il livello massimo consentito al più presto possibile, pur riconoscendo che per i paesi in via di sviluppo occorrerà più tempo.

4. procedere succesivamente a rapide riduzioni in conformità con le soluzioni scientifiche più avanzate disponibili.


Recentemente il IPCC (Intergovernmental Panel on climate change), ha reso pubblica una ricerca dal titolo “Global worming of 1,5 C°” nella quale sono descritte le catastrofiche conseguenze che si avrebbero anche solo nel caso che non si riuscisse ad abbassare il riscaldamento da 2°a 1,5° (rispetto ai livelli preindustriali), con conseguenze quali: innalzamento delle temperature terrestri ed oceaniche, aumento delle precipitazioni in alcune terre e della siccità in altre, innalzamento del livello medio del mare, impatti sulla biodersità e sugli ecosistemi, depauperamento od estizione di alcune specie.

Riuscire a rispettare i valori previsti nell‘accordo di Parigi non eliminerebbe i rischi legati al clima per la salute, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, l'approvvigionamento idrico, la sicurezza umana e la crescita economica, ma consentirebbe di evitare ulteriore implementazione di fenomeni devastanti per l’intera umanità.

Limitare i rischi derivanti dal riscaldamento globale nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà, implica transizioni di sistema che possono essere rese possibili da un aumento degli investimenti di adattamento e mitigazione, strumenti politici, accelerazione dell'innovazione tecnologica e cambiamenti di comportamenti collettivi.

Ebbene, mentre la maggior parte della stampa mondiale ha accolto i risultati della ricerca con la dovuta attenzione e preoccupazione ( p.es. Il Guardian, il Washington Post, Le Monde, ecc) in Italia a detta di Emanuele Bonpan, che ne ha riferito su l’Inkiesta , non un rigo è stato dedicato dalle principali testate nazionali (tranne La Stampa).

Da noi tengono banco le esternazioni di saccenti ed impreparati uomini politici, che propongono misure miopi, se non addirittura dannose, legando la loro azione sulla facile ricerca del consenso e la protezione di interessi particolari e non etici ( difesa degli insediamenti abusivi o maglie larghe nell’utilizzo dei fanghi in agricoltura, per dirne alcuni).

E necessario che gli ambientalisti insorgano e operino per la crescita di una nuova consapevolezza del problema generale “Global worming”e delle politiche da mettere in campo.


note:
• Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l'Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale.
• Il testo intero della ricerca è consultabile al sito www.ipcc.ch.

Fonti:
ec.europa.eu,
Linkiesta.it,
ipcc.ch,
wikipedia.

Sergio Saladini

 
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