dicembre 2018
ZINO PENSIERO: ANDAR PER STRADE ED AUTOSTRADE NEL BUIO DELLA NOTTE.
“Appena uscito dalla città m’accorgo che è buio. Accendo i fari. Sto andando in macchina da A a B, per un’autostrada a tre corsie, di quelle con la corsia di mezzo che serve per i sorpassi nelle due direzioni.” (Italo Calvino, Romanzi e Racconti, vol. II, Ti con zero, Il guidatore notturno, p. 336).

Questa è la situazione classica del guidatore notturno. Vi sono varie tipologie: chi guida per lavoro, chi per scelta (la tesi risolutiva: al buio si distinguono meglio le luci delle auto!), chi per necessità (turnisti), chi per un’improvvisa ed imprevista esigenza. La guida di notte acuisce il senso della divaricazione e del distacco dal paesaggio reale: difficile percepire le caratteristiche di tutto quello che ci circonda, se non nelle zone illuminate, che, proprio perché obbediscono al criterio della funzionalità e dell’offerta di servizi, sono tutte uguali al colpo d’occhio: sono non-luoghi.

Quando il guidatore abbandona le stazioni di servizio o le barriere autostradali vede progressivamente restringersi il suo campo visivo, che poi è solo quello illuminato dai due fari: la scorta continua di una linea bianca alla propria destra (in una guida non british!), una linea nella zona centrale, che può essere continua (e non si può operare alcun sorpasso!) o discontinua (si può tentare con molta prudenza il sorpasso!).

Un osservatore non abituato alla vista di auto che sfrecciano sulle autostrade potrebbe immaginare che quell’auto che si muove sulla striscia stradale appartenga ad uno scenario cinematografico, quando con i trucchi si creano ambienti, che sembrano reali, ma che in realtà nelle parti non inquadrate dalla cinepresa sono approssimativi, non finiti.

L’auto del guidatore notturno scorre sicura nel centro delle due linee bianche: non importa che l’asfalto si trovi su un viadotto alto rispetto al piano del terreno. Il guidatore notturno è esonerato dalle paure che attanagliano anche il più esperto autista, quando vede avvicinarsi – di giorno e alla luce – un altissimo ponte sul quale dopo qualche secondo dovrà condurre con prudenza e senza tanti pessimistici pensieri il suo mezzo.

Di giorno, qualche distrazione può essere determinata dal paesaggio circostante; di notte, invece, il rapporto visivo con l’ambiente circostante è interrotto: restano l’auto, le linee bianche, le luci. Insomma, di notte la possibilità del controllo visivo di tutti gli elementi circostanti diminuisce sensibilmente, “ognuno sta solo” nell’autostrada, nelle strade statali, provinciali e comunali e deve aguzzare la vista e controllare ancora di più le manovre che deve necessariamente operare per salvaguardare le propria incolumità e quella degli altri! “Il buio cancella tutti i particolari del quadro che potrebbero distrarre e mette in evidenza solo gli elementi indispensabili, strisce bianche sull’asfalto, luci gialle dei fari e puntini rossi.”(ibidem).

Le luci gialle e i puntini rossi corrispondono ad altrettanti veicoli che seguono, precedono o sorpassano il mezzo sul quale viaggiamo. Il guidatore notturno, in forma maggiore rispetto a quello diurno, ha un nemico subdolo, sempre pronto a colpire: il sonno improvviso.

Il sonno incombe sul destino del conducente e dei suoi passeggeri. Spetta al conducente neutralizzarne gli effetti: alla sua abilità nella guida, alla sua prudenza, alla sua calma, alla puntualità e meticolosità nelle opportune manovre.
Un abitacolo, la scioltezza dei movimenti dei piedi e delle mani, la massima concentrazione a seguire con gli occhi le strisce centrali e laterali, i puntini rossi e la variazione dell’intensità della loro luce: la guida è caratterizzata da continue tensioni muscolari e nervose e non conosce pause o rilassamenti.

I destini di tutti i viaggiatori sono nelle mani del guidatore, che deve essere capace di operare le opportune scelte per condurre tutti gli ospiti del suo mezzo a destinazione.

In agguato contro il guidatore non ci sono solo aggressioni di tipo fisico, il colpo di sonno, un improvviso malore, una distrazione, ma anche le sollecitazioni dei pensieri che affollano la mente del guidatore: la propria identità, la propria relazionalità, gli affetti momentaneamente lasciati, il senso della propria esistenza, desideri, passioni, aspettative, speranze: insomma tutta l’essenza di un uomo: “…ora che le possibilità esterne di distrazione diminuiscono quelle interne prendono in me il sopravvento, i miei pensieri corrono per conto loro in un circuito d’alternative e di dubbi che non riesco a disinnestare, insomma devo fare uno sforzo particolare per concentrarmi sulla guida.” (ibidem).



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Zino Pecoraro (Pubblicato anche su facebook e Su La Sicilia)

 
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