gennaio 2019
LEGAMBIENTE: III FORUM SUL TEMA DELL'ECONOMIA CIRCOLARE
Questa terza edizione punta l’attenzione sugli elementi pratici ovvero sui reali driver dell’economia circolare come gli appalti pubblici verdi che possono dare vita ad un ampio mercato per i prodotti riciclati. Concreta anche l'esperienza testimoniata dalle imprese che fanno emergere come sia necessario fare i conti con la sostenibilità economica del nuovo modello di produzione

Venerdì 30 novembre 2018, il Museo Pecci di Prato ha ospitato il terzo forum sull’economia circolare, organizzato da Legambiente Toscana, che, ormai da alcuni anni, chiama gli attori del sistema, enti pubblici territoriali ma anche ARPAT, imprese, grande distribuzione, associazioni, a confrontarsi con questo nuovo paradigma economico.

Nella storia di Prato è connaturata l’economia circolare, infatti, quando ancora non si chiamava in questo modo, nel territorio pratese si faceva economia con il tessuto utilizzato. Riuso e riutilizzo sono dunque “pratiche antiche”, che, oggi, possono trasformarsi in driver per dare nuova linfa all’economia del nostro Paese, come dimostrano le diverse imprese che hanno portato la loro testimonianza nella giornata. Queste, cimentandosi con l'economia circolare, negli ultimi anni hanno registrato un incremento economico, hanno occupato nuove forze lavoro e soprattutto hanno fatto innovazione.

Per questo, l’edizione di quest’anno ha voluto essere molto pratica, parlando dei prodotti già esistenti sul mercato, come i giochi per bambini, le biciclette di alluminio riciclato, le rastrelliere per bici, le lampade e le poltrone in cartone o tegole e pavimenti per giardini. Tutti contengono altissime percentuali di materiali da riciclo.
Molto interessanti anche i prodotti esposti al Centro Pecci e frutto della creatività degli studenti iscritti al corso di design dell'Università di Firenze.

C’è quindi bisogno di concretezza: dobbiamo passare dalle parole ai fatti e promuovere veramente l’economia circolare con tutti gli strumenti necessari.
Molti scarti, che oggi escono dal sistema produttivo, al contrario, potrebbero mantenersi al suo interno con un concreto vantaggio per la collettività e per le imprese ma il vantaggio economico può esserci se esiste un mercato per i prodotti dell’economia circolare, quindi bisogna creare e potenziare il mercato e capire, da una parte, chi sono i potenziali acquirenti e dall'altra chiedere di fare acquisti verdi a chi è già obbligato, come gli enti pubblici.
Al fourm l'attenzione è stata quindi rivolta ai principali driver per implementare l'economia circolare, vediamone alcuni.

Interventi legislativi. Sono necessari interventi legislativi da parte dello Stato mirati a chiudere le filiere e definire con precisione il prodotto riutilizzabile nei processi produttivi, non possiamo attendere oltre i decreti su end of waste, che devono disciplinare rifiuti noti e meno noti, per fare chiarezza in modo definitivo su cosa sia rifiuto e cosa no.

Rifiuti industriali. Come sostiene Legambiente, “per arrivare a rifiuti zero ci vogliono 1000 impianti” che, nel nostro territorio, non è facile costruire.
Non si tratta di impianti di incenerimento, su cui comunque va aperta una discussione, ma soprattutto di impianti funzionali al nuovo paradigma dell’economia circolare, come i digestori anaerobici che consentono di fare compost e produrre biometano da utilizzare per il riscaldamento, come carburante o comunque per produrre energia ma anche di impianti di selezione dei rifiuti urbani, e, per alcune tipologie di rifiuti speciali pericolosi come l’amianto, anche di discariche.

Acquisti verdi. Si tratta di uno dei driver principali dell’economia circolare, questo mercato può essere implementato dagli enti pubblici, per i quali è previsto l'obbligo di acquistare, in una una certa percentuale, materiali riciclati.
Purtroppo ancora oggi molte stazioni appaltanti pubbliche non rispettano i criteri ambientali minimi (CAM) e questo ostacola la creazione di mercato solido dei materiali riciclati.

Di recente Legambiente ha effettuato un sondaggio per comprendere in che modo i comuni rispettano i CAM; dalla fotografia emerge che ancora non sono molti gli enti locali "in regola". A livello nazione è Bergamo la città più virtuosa mentre a livello regionale risulta Prato la migliore.
I CAM maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla carta (sempre nel 62,5% dei casi), seguiti da quelli relativi alla gestione delle pulizie (41,1%), alle apparecchiature elettroniche (39,3 %), alla cancelleria (26,8%), alla ristorazione collettiva (23,2%), alla gestione delle pulizie (18,41%); la categoria economica con meno utilizzo dei CAM è invece il settore dell’edilizia (7,1%).

Ecodesign e nuovi prodotti. Dai primi anni ‘90 il design si interessa di sostenibilità ambientale, consapevole di essere parte del problema ma anche della soluzione.
I prodotti devono essere utilizzabili il più a lungo possibile, riparabili e facilmente riciclabili oltre che creativamente riciclabili.

Molteplici gli esempi in cui il design si è cimentato con creatività, come nel caso del prototipo di cucina che recupera l’acqua, oppure esempi di riduzione degli imballaggi, come la bottiglia biodegradabile e commestibile o il compost pressato ed utilizzato come imballaggio per i bulbi dei tulipani o ancora prodotti che si trasformano nel tempo, come la culla che diviene lettino per trasformarsi infine in divano.

Informazione ed educazione ambientale, che deve essere rivolta a tutti i soggetti: imprese, famiglie e cittadini per efficientare la raccolta e la qualità dei rifiuti in modo da ottenere una differenziata di qualità che sta alla base del riciclaggio e quindi dell’economia circolare.

Oggi possiamo dire che la quantità di raccolta differenziata è aumentata ma la qualità è peggiorata, quindi dobbiamo lavorare per la qualità, questo comporta di acquisire la consapevolezza che, ad esempio, l’imballaggio in plastica, tra i più quotati più di tutti, basta poco a renderlo spurio e quindi a far sì che il suo valore economico sul mercato si riduca bruscamente.

Per sensibilizzare la cittadinanza, Unicoop ha creato con Legambiente un’eco-guida fatta non dagli esperti ma dai cittadini, che tutti i giorni si misurano con i problemi ambientali, tra questi la differenziazione dei rifiuti.

Infine anche la normativa sui delitti ambientali aiuta l’economia circolare ad affermarsi, combattendo chi vuole rimanere nell’illegalità.
ARPA TOSCANA - Testo di Stefania Calleri

 
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