ottobre 2019
RICORDIAMOCI: DIRITTO DI MARCIAPIEDE
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Qualunque società sopravvive se si dà delle regole e se i soci (cittadini) le rispettano. Vi ricordo una cosa che forse nessuno conosce più: il traffico ha delle regole, un Codice della Strada, che dice cosa non si può fare. Si guida a vista, cartelli e semafori sono un blando consiglio, non un ordine. Vigili urbani in strada: nessuno. Telecamere: pochissime. Allora, chi controlla?

Scoprii molti anni fa che i controlli funzionano se li fanno i cittadini, chiunque. Il codice dice che tutti noi siamo autorizzati a fare qualcosa in caso di flagrante reato. Mi raccontano che, in una città del sudamerica, da 20 milioni d’abitanti, questo controllo diffuso, funziona, da tempo. Se un ciclista passa col rosso o va sul marciapiede, viene fermato dai passanti, se cerca di scappare, viene abbattuto da chi è più oltre ed ha visto. Se un motociclista usa i passaggi pedonali, rischia di essere scagliato per terra, con i pedoni che gli sputano addosso. I monopattini non circolano ancora, troppo pericolosi per chi li usa. A Parigi sono molti nella cité, non in periferia, ma vanno rigorosamente in strada. In 10 giorni, non ne ho visto neppure uno sul marciapiedi.

Vorrei avanzare una “modesta proposta”. Facciamolo.
Evitiamo di far male al motoscooterista, ma fermiamolo quando è fuori posto.
Se ci vien incontro un ciclista sul marciapiede, allarghiamo le braccia, non facciamolo passare. A piedi va bene, può continuare, o scendere in strada.
Il monopattino è ancora più pericoloso, stesso trattamento: vada in strada.

Dobbiamo ricordare a questi maleducati (eufemismo), che il pedone è il soggetto più lento, per questo gli sono stati riservati i marciapiedi. I soggetti più veloci, devono starne fuori. Giusto è però, per ragioni ambientali in senso più ampio, invitare le amministrazioni comunali ad accelerare la costruzione di piste riservate alle biciclette, dovunque, non solo per fare la gita domenicale. La costruzione di pezzi sparsi, costruiti quando si rifà una strada, è comoda ma non serve a niente. Ti togli dal traffico per 200 metri e poi rientri in strada, è una sciocchezza.

Se si riduce sistematicamente la larghezza delle corsie per auto e si ricavano piste per biciclette, eventualmente anche monopattini, si abbassa la velocità delle auto, con miglioramenti straordinari della sicurezza. Quando siamo in auto, dobbiamo abituarci a quello che sarà il futuro della circolazione privata: in autostrada e simili, possiamo andare veloci, ma quando usciamo andiamo piano.

Non pensate che l’auto elettrica sia la soluzione, l’inquinamento globale scende di poco, si veda articolo di S. Zabot su questa rivista.
Folco de Polzer

 
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