dicembre 2019
ZINO PENSIERO - CENTO ANNI DALLA NASCITA DI PRIMO LEVI: LA PERENNE ATTUALITA' DI "SE QUESTO E' UN UOMO"
“Considerate se questo è un uomo” …”Considerate se questo è un uomo” … “Considerate se questo è un uomo”: risuona nelle orecchie come un’ossessiva cantilena questo verso ripetuto più di una volta a estorcere, da ladri, dalla sua flebilità espressiva una forza dirompente che induca a riflettere se ancora oggi, nel nostro tempo, a conclusione della più tragica delle esperienze storiche del Novecento, non sia il caso di rimettersi a consultare il libro di Primo Levi, al fine di neutralizzare le consuete amnesie della nostra dispersiva e centrifuga società per riflettere di più, ma soprattutto per capire di più il nostro insensato tempo.

Primo Levi racconta, non inventa: riferisce quanto gli è toccato di vedere e di provare, con un unico scopo, quello di rendere piena testimonianza di quanto è avvenuto perché nessuno possa negarlo: il vissuto personale e collettivo di tanti come lui, diventa storia comune e si determina come esperienza tragica di cui molti, moltissimi sono stati vittime e pochi, in proporzione, i carnefici. “In questo mondo duro, premuti sul fondo, hanno vissuto molti uomini dei nostri giorni, ma ciascuno per un tempo relativamente breve; per cui ci si potrà domandare se proprio metta conto, e se sia bene, che di questa eccezionale condizione umana rimanga una qualche traccia.

A questa domanda ci sentiamo di rispondere affermativamente … Vorremmo far conoscere come il Lager sia stato, anche e notevolmente, una gigantesca esperienza biologica e sociale.” (P. Levi, Se questo è un uomo, p. 79). Il Lager come strumento simbolico di tutte le strutture oppressive e persecutorie che sempre nella storia sono state presenti e continuano a sussistere nel nostro presente. Il Lager, che è l’invenzione più perversa, ma anche paradossalmente più sistematica, che mai si sia realizzata nelle tragiche pagine della storia può essere assunto a simbolo perenne di un sistema di negazione dell’umanità, dei suoi diritti, delle sue aspettative, della vita stessa: tante vicende del nostro tempo possono essere ricondotte al sistema del Lager: ne hanno una singolare, orrenda analogia:

“Questo è l’inferno. Oggi, ai nostri giorni, l’inferno deve essere così, una camera grande e vuota, e noi stanchi stare in piedi, e c’è un rubinetto che gocciola e l’acqua non si può bere, e noi aspettiamo qualcosa di certamente terribile e non succede niente e continua a non succedere niente.

Come pensare? Non si può più pensare, è come essere morti.” (Op. cit. , p. 19). Purtroppo, in base a quello che ci tocca di vedere e di sentire in questi ultimi anni, forse è arrivato il tempo di riprender in mano il libro-verità di Primo Levi per comprendere come quelle situazioni descritte, quelle azioni nefande, quel disprezzo della vita e la soluzione finale si stiano rimaterializzando, come si aprano varchi nel comune sentire da cui entrano parole di odio, di violenza, di brutalità.

I media, oggi, ci fanno conoscere e certe volte ci fanno persino vedere l’orrore di certe scene, di azioni apocalittiche, di morti insensate nelle fasce più deboli: tutto ciò nell’indifferenza di tutti. Insomma i Lager del nostro tempo sono il Mediterraneo, la Siria, l’annientamento dei Curdi e tante altre situazioni analoghe. “Il Lager è una gran macchina per ridurci a bestie, noi bestie non dobbiamo diventare; che anche in questo luogo si può sopravvivere, e perciò si deve voler sopravvivere, per raccontare, per portare testimonianza; e che per vivere è importante sforzarci di salvare almeno lo scheletro, l’impalcatura, la forma della civiltà.” (Op. cit. p. 35).



(Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 27 ottobre 2019)
Zino Pecoraro

 
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