dicembre 2019
ECO FISCALITA': PERCHE' SI E PERCHE' NO. LE RAGIONI DEL NO.
Tra chi si oppone alla tassa sugli imballaggi vi è Edo Ronchi, già Ministro dell’ambiente ed ora Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.
Edo Ronchi si è espresso più volte contro l’introduzione di questa ecotassa ed ha spiegato, tra l’altro a Vita.it e ad Huffingon Post le ragioni della sua posizione.

Riportiamo qui parte del suo intervento riportato da Huffington Post.

Nel Documento programmatico di bilancio varato dal governo è prevista l’introduzione della tassa di un euro al chilo sugli imballaggi in plastica, con decorrenza dal primo giugno 2020.
Applicata proporzionalmente alla quota prodotta in 7 mesi sui 2,2 milioni di tonnellate prodotte su scala d’anno in Italia, potrebbe portare nel 2020 ad un prelievo di circa 1,5 miliardi, in aggiunta al “contributo ambientale” di 450 milioni all’anno che già si paga per questi imballaggi.

Gli imballaggi in plastica sono il 40% dei prodotti in plastica; la restante parte delle plastiche, pari a circa 3,3 milioni di tonnellate, benché sia quantitativamente maggiore e non paghi nessun contributo ambientale, è esentata anche da questa tassa.
Il vigente sistema del “contributo ambientale” per gli imballaggi, a differenza della tassazione, consente rapidi e frequenti adeguamenti, necessari per la copertura dei costi, variabili per quantità e qualità, delle raccolte differenziate, nonché per intervenire, quando necessario, per garantire il ritiro e la corretta gestione di tutta la plastica proveniente dalle raccolte differenziate, anche quando i prezzi di mercato delle materie prime seconde sono bassi e i ricavi del riciclo di alcuni rifiuti di plastica non sono sufficienti a coprirne i costi.

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Una tassa tanto al chilo, indifferenziata, uguale per tutti gli imballaggi in plastica, monouso o meno, riciclabili o meno, fatti con plastiche riciclate o no, che genera introiti per fare cassa e finanziare altre spese, invece che destinarne i proventi alla prevenzione, al riutilizzo, al riciclo e alle raccolte, è in contrasto con gli indirizzi europei ed è inefficace dal punto di vista ambientale.

Servirebbero, invece, maggiori risorse da investire per migliorare le performance ambientali degli imballaggi in plastica, per ridurre quelli monouso, per aumentare l’attuale insoddisfacente tasso del 43,4% di riciclo e per superare il target minimo del 55%, fissato dalla nuova Direttiva al 2030: un livello impegnativo, visto il basso tasso di riciclo delle plastiche miste, che sono in crescita e costituiscono ormai oltre la metà degli imballaggi in plastica.

Questa tassa andrebbe quindi sostituita, recependo le nuove Direttive europee, con un adeguamento normativo del “contributo ambientale” per gli imballaggi in plastica -aumentandolo quanto serve- impiegandolo di più anche per la prevenzione, per la riduzione del monouso, differenziandolo, meglio di quanto già non si faccia, per gli imballaggi in plastica riutilizzabili e più facilmente riciclabili rispetto agli altri; riducendolo in proporzione al contenuto di plastica riciclata e aumentandolo per quelli che non se ne servono; utilizzandolo per migliorare le raccolte differenziate e il riciclo, nonché per contribuire alla ricerca per lo sviluppo dell’economia circolare in questo settore.


Fonte:
Edo Ronchi su Huffington Post



Si ricorda infine un redazionale di Open online, la testata fondata da Enrico Mentana, apparso il 17 ottobre con il titolo “Manovra, la beffa della tassa sulla plastica, perché sono contrari tutti. Compresi gli ambientalisti”

La tassa sulla plastica potrebbe rivelarsi un boomerang anti-ambientalista per il governo. Annunciata per la prossima legge di Bilancio, prevede un’aliquota di un euro per ogni chilo di imballaggio di plastica, con decorrenza dal 1 giugno 2020.
La paura però è che questa nuova tassa abbia lo stesso effetto di quella imposta sui sacchetti biodegradabili per frutta e verdura. Accompagnata da mille polemica, quella tassa aveva spinto i consumatori a preferire prodotti preconfezionati, quindi con un aumento proprio di imballaggi in plastica, come rivelano i dati ISMEA.

(A fronte di una riduzione degli acquisti di “sfuso” del 3,5% e del 7,8% della relativa spesa, si registra l’aumento delle vendite di ortofrutta fresca confezionata (+11% in volume e +6,5% la spesa).

Si tratta di numeri che rendono ipotizzabile come la reazione istintiva avversa dei consumatori – anche a seguito del forte seguito mediatico attribuito all’evento – abbia fornito un’accelerazione a un processo di sostituzione di per sé già in atto.

La novità e la sorpresa contenuta nei dati relativi al primo trimestre 2018 sta nella forza impressa a questa tendenza dall’entrata in vigore della nuova disposizione. Infatti, nel primo trimestre 2018 le vendite di ortofrutticoli confezionati rappresentano il 32% del totale contro il 29% del primo trimestre 2017)

La tassa colpirebbe direttamente le imprese, ma indirettamente le famiglie, con l’inevitabile aumento del prezzo dei prodotti. Un rincaro stimato tra i 20 e 100 euro per nucleo familiare.

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha affermato in un’intervista a Repubblica che l’imposta «Serve soltanto a fare cassa: si tratta di una tassa lineare. Non aiuta a riconvertire il settore plastica verso produzioni riciclabili e riutilizzabili e non colpisce il consumo di plastiche non riciclabili». Le proposte di Legambiente per un Green New Deal prevedevano infatti di premiare «innovazione ambientale e efficienza, garantendo il diritto di fruire dei benefici di questi interventi a tutte le fasce della popolazione».

Contro la norma anche i sindacati. «La ventilata ipotesi di una tassa aggiuntiva del 20% metterebbe a rischio il futuro di 50.000 lavoratori e di 2000 imprese» ha affermato Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil: «Non si tratta di difendere gli interessi di un settore ma di evitare un disastro dal punto di vista sociale e produttivo. Il governo deve dotarsi di una seria politica industriale, basta seguire istinti ed emotività!»

Confindustria si unisce al coro dei detrattori della norma, denunciando, in una nota una misura che «non ha finalita? ambientali, penalizza i prodotti e non i comportamenti, e rappresenta unicamente un’imposizione diretta a recuperare risorse ponendo ingenti costi a carico di consumatori, lavoratori e imprese».

Fonte:
redazionale di Open online.

La redazione

 
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