gennaio 2020
BELLA CIAO
Con il diffondersi delle iniziative di piazza del movimento delle cosiddette sardine, in molte città d’Italia si sono sentite cantare canzoni delle tradizioni locali, ma ovunque, anche all’estero, si è cantata “bella ciao” come affermazione dei valori della resistenza, della tolleranza, della solidarietà, contro l’odio che sui social e nelle tv la nuova destra, capitanata da Salvini stà diffondendo.

Per molti la canzone è l'inno della lotta di resistenza italiana al nazifascismo, in realtà come molti storici affermano, Bella ciao è diventata l’inno ufficiale della Resistenza solo vent’anni dopo la fine della guerra.
La sua diffusione nel periodo della lotta partigiana era minima e nota solo in alcuni reparti combattenti di Reggio Emilia e del Modenese, nella leggendaria Brigata Maiella e in altri gruppi partigiani delle Langhe, ma non era la canzone simbolo della resistenza.
Qualcuno come Cesare Bermani, noto storico della resistenza, ha definito Bella ciao l'invenzione di una tradizione.

Ma allora come è nata questa canzone simbolo?
Una possibile e precedente derivazione è stata individuata da Fausto Giovannardi a seguito del ritrovamento di una melodia yiddish (canzone "Koilen") registrata da un fisarmonicista Klezmer di origini ucraine, Mishka Ziganoff, nel 1919 a New York, "come poi sia arrivata in Italia non è dato sapere. Forse l'ha portata un emigrante italiano tornato dagli Stati Uniti.”
Dice anche che è un pezzo basato su una canzone yiddish il cui titolo completo è "the little bag of coal", la piccola borsa di carbone".

Di questo parlò qualche anno fa anche Jenner Meletti in un articolo su Repubblica (12 aprile 2008) .
"Nel giugno del 2006 ero al quartiere latino di Parigi, in un negozietto di dischi. Vedo un cd con il titolo: "Klezmer - Yiddish swing music", venti brani di varie orchestre… Dopo qualche settimana lo ascolto, mentre vado a lavorare in macchina. E all'improvviso, senza accorgermene, mi metto a cantare "Una mattina mi son svegliato / o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao..
.". Insomma, la musica era proprio quella di Bella ciao, la canzone dei partigiani. Mi fermo, leggo il titolo e l'esecutore del pezzo. C'è scritto: "Koilen (3'.30) - Mishka Ziganoff 1919".

La consacrazione, come canzone simbolo della Resistenza avviene nel 1964, quando il Nuovo Canzoniere Italiano presenta a Spoleto uno spettacolo dal titolo "Bella ciao", in cui la canzone delle mondine apre il recital e quella dei partigiani lo chiude".
A dimostrazione del ruolo di canzone simbolo non solo in Italia, ma anche in tutto il mondo vi proponiamo alcune belle interpretazioni, in particolare partiamo dalla melodia yiddish



Vi proponiamo poi una “bella ciao” cantata delle donne curden a Kobane (per collegarsi è necessario avere un account Facebook)


e per finire una interpretazione, in una lingua che non sono riuscito ad identificare, davvero bella e suggestiva.
(per collegarsi è necessario avere un account Facebook)



Fonti:
wikipedia,
youtube,
repubblica del 12 aprile 2008,
facebook (Barbara Tutino).

Meloman

 
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