ottobre 2020
ZINO PENSIERO - NON SI DOVREBBE DIVENTARE VECCHI. IL LAMENTO DEL VECCHIO PUPARO
Alla fine la vecchiaia coglie tutti di sorpresa.

Pochi predispongono con tenace pazienza le mentalità e le quotidianità senili, le nuove dimensioni del vivere che si acquistano, volenti o nolenti, con l’avanzare degli anni. Il rinviare sempre è il più diffuso antidoto all’incedere ineluttabile della senectus.

Un testo poetico di Gesualdo Bufalino, tratto dal libro di poesie “L’amaro miele”, coglie bene il senso complessivo dell’avanzare indomabile della vecchiaia con la poesia “Lamento del vecchio puparo”.

Il puparo rimpiange il tempo della sua giovinezza, quando tutto gli era consentito e non esistevano limiti alla sua intraprendenza: “Prima di ridurmi qui a stare,/nessuno mi poteva tenere,/ero un farfarello dai piedi di vento,/ cavalcavo sauri …/Camminavo in aria fra due palazzi,/mangiavo il fuoco, mangiavo le spade, … (G. Bufalino, L’amaro miele, p. 128).

Il rimpianto del passato consente di comprendere l’irredimibilità del tempo e la modalità diversa con la quale, a seconda della età, si guarda il paesaggio e tutto quello che lo circonda, insomma il mondo: “Ore e stagioni non mi parlano più./I papaveri del sole, le giunchiglie della luna/sono appena una macchia che imputridisce sul muro.” (Ibidem).

Anche il corpo comincia a perdere la sua compostezza e la sua impassibilità: la prestanza, la forza, la resistenza, l’intraprendenza diventano solo ricordi; ora si deve fare il conto con l’incessante ed inarrestabile decadenza: “Mi stropiccio le mani l’una con l’altra./Sono due ghiacci ed erano due bestie calde,/sollevavano il fuscello e l’incudine …” (Ibidem).

Eppure forte è il desiderio di mettersi di nuovo in gioco e di provare ancora a rappresentare il mondo dei pupi, attingendo all’ampio e diversificato repertorio: mettersi al centro dell’improvvisato, piccolo palcoscenico, contando, come al solito, sulla partecipazione del pubblico.

Ma ora i tempi sono mutati, i bambini sono catturati dai più seducenti spettacoli trasmessi dalla TV: il pubblico comincia a difettare “Ieri erano tre, stamani un solo bambino” (Bufalino, op. cit., p. 129).

Il vecchio puparo non riesce più da solo ad adempiere al suo compito: ora ha bisogno di un assistente che muova i fili dei pupi; le sue mani non sono più in grado, non hanno più quella forza che consentiva ai pupi di muoversi con destrezza e con rapidità.
Prima la sua voce assumeva tonalità differenti a seconda del personaggio presente sul piccolo palcoscenico: modulava tanti suoni, comunicava con chiarezza tanti racconti.

Ora le cose sono cambiate: la sua voce s’è fatta monotona, non riesce più a differenziare le singole parti, precipita spesso nella confusione. “Ora la voce, ch’era tromba, flauto e tamburo,/suona unica per tutti i pupi,/cristiani e mammalucchi, vassalli e re di corona./Il gemito dell’amante, il gemito del moribondo,/ un’uguale tosse li recita …” (Ibidem).

Il vasto repertorio col quale il puparo si presentava al pubblico si è ora assottigliato, non si estende più, non si aggiorna, non si rinnova: è più facile, invece, che la confusione cominci a serpeggiare nella mente del puparo; le parole degne di un dato personaggio possono essere attribuite ad un altro.

Così tutta la rappresentazione, tra le incertezze dell’azione narrata dai pupi e le incongruenze delle parole, diventa forse alla fine la parodia di quelle belle giornate, nel corso delle quali grande era l’attesa del pubblico, gioiosa e felice la soddisfazione di essere riusciti a portare a termine lo spettacolo: anche la vecchiaia sembra ormai la parodia della giovinezza. “Ormai confondo le gesta, dimentico le casate,/m’impennacchio di parole morte;/durlindane e olifanti, non ci credo più.” (Ibidem).

L’immagine finale del testo potrebbe diventare la sintesi malinconica della vecchiaia come parodia triste della vita giovanile. (“S’è seduto sulla panca e aspetta,/ma forse ha solo male ai piedi,/fra un minuto se n’andrà./Prima che se ne vada,/incominciamo. (Ibidem).

Pur con le limitazioni fisiche, pur con i condizionamenti di una memoria ormai volatile, lo spettacolo realizzato da un vecchio puparo può ancora suscitare entusiasmo almeno come antidoto alla vecchiaia.


Apparso anche su internet e su La Sicilia del 13 settembre
Zino Pecoraro

 
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