ottobre 2021
ZINO PENSIERO: PASCOLI AND SICILY, LA DIMORA E L’ISPIRAZIONE DEL POETA IN TERRA SICILIANA.
“… Di fronte/ m’eri, o Sicilia, o nuvola di rosa/ sorta dal mare! E nell’azzurro un monte:/ l’Etna nevosa.// Salve, o Sicilia! Ogni aura che qui muove, / pulsa una cetra od empie una zampogna,/ e canta e passa … Io era giunto dove/ giunge chi sogna;// chi sogna, ed apre bianche vele ai venti/ nel tempo oscuro, in dubbio se all’aurora/ l’ospite lui ravvisi, dopo venti/ secoli, ancora, //” (Giovanni Pascoli, L’isola dei poeti, Pascoli, Tutte le poesie, p. 413).

Giovanni Pascoli in questo testo descrive un suo viaggio in treno in direzione della Sicilia.
Il treno, naturalmente, consente maggiore opportunità di apprezzare il continuo modificarsi del paesaggio: i colori, l’andamento del terreno, gli alberi, insomma tutti quegli elementi che tanto stanno a cuore al poeta di San Mauro.
Durante il viaggio, il poeta si assopisce; si allontana il “fragor ferreo” ed egli si immerge pienamente in un sogno durante il quale campeggia il mito della Sicilia, tanto amata dal poeta e dallo studioso umanista.

“Le due Sirene … l’isola del Sole … un’arguta melodia di canne … ventate fresche di sale …i gioghi bianchi dell’Etna … Sicilia, o nuvola di rosa/ sorta dal mare.” (G.Pascoli. op. cit., passim).
In realtà, la destinazione del viaggio era la città di Messina, dove era stato destinato come docente di Letteratura Latina presso l’Università per chiara fama.

A Messina il poeta romagnolo trascorse «i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d'armonie»: così scriverà lui stesso, qualche anno più tardi, in una lettera indirizzata a Ludovico Fulci.
Certo la cittadina non offriva grandi emozioni al poeta: passeggiate con il grecista e collega Manara Valgimigli, una gita a Ganzirri conclusasi malauguratamente con una forma di tifo in seguito alla degustazione di cozze.

Il poeta dovette anche subire una recidiva di tifo.
Giovanni e Maria erano giunti a Messina nel gennaio del 1898 e si stabilirono in un appartamento al secondo piano di via Legnano, al numero civico 66.
Una casa grande, ma scomoda, oltre che antiquata.
Le lamentele sulla scelta della dimora sono espresse dalla sorella Maria, a cui spettava il compito della governance.
Dopo le vacanze estive Pascoli ritorna a Messina nel novembre del 1898.

Questa volta sceglie una dimora più moderna ed organizzata rispetto a quella di via Legnano.
Sceglie di abitare in un appartamento di Palazzo Sturiale in piazza Risorgimento al numero civico 162.
Alla fine di giugno del 1902, Pascoli e Mariù partirono definitivamente da Messina, perché lo scrittore era destinato a succedere a Giosuè Carducci nella cattedra di Letteratura Italiana a Bologna.

Si chiuse il rapporto reale con Messina, i suoi luoghi, le suggestioni culturali che da Messina derivavano e si propagavano a tutta la Sicilia.
Ma Messina rimane sempre nel cuore di Giovanni Pascoli e della sorella Mariù. Addirittura, forse proprio a Messina il poeta aveva conosciuto un breve innamoramento di una dirimpettaia.
Ma la sorella Mariù fece buona guardia e riuscì a distogliere Giovanni, da questo decisivo passo.
Di Messina ed in particolare del “Fretum Siculum” il poeta apprezzava ed amava il mare.

Egli era attratto dal colore penetrante delle acque del “Fretum” al punto che “se ci tuffi una mano, gocciola azzurro”.
Il terremoto del 1908 fu anche per Giovanni e Mariù una grave sciagura, di cui sentirono interiormente i riflessi.
Era come se fossero stati colpiti dei parenti, degli amici: tanto era rimasto impresso nell’animo del poeta il ricordo piacevole del soggiorno messinese.
Prima che avvenisse il terribile e tragico terremoto del 28 dicembre 1908, il poeta aveva scritto delle parole lungimiranti e, nello stesso tempo, consolatorie: "Tale potenza nascosta donde s'irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l'orma nel cielo, come l'eco nel mare.

Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.". La poesia, alla quale egli non aveva mancato di dedicare nel soggiorno messinese importanti contributi, come la scrittura di alcuni testi che poi confluiranno nei “Canti di Castelvecchio”.
Inoltre, il soggiorno messinese ispirò il poeta alla composizione dei tre testi di critica dantesca: “Minerva oscura”, “La mirabile visione”, “Sotto il velame”. Il paesaggio unico del mare e la bellezza della città avevano sollecitato il poeta ad immortalare alcuni tratti interessanti con la sua Kodak, fornita di autoscatto, per mezzo della quale riuscì ad immortalare sé stesso in una posa che prevedeva anche la presenza di un uccello, gli amati uccelli che tanta parte hanno nella sua prima produzione poetica.




Pubblicato anche su la Sicilia del 15 agosto 2021.
Zino Pecoraro

 
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