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ottobre 2014
ECONOMIA VERDE A FERRARA
È stato pubblicato di recente il rapporto LOWaste, un progetto europeo realizzato dal Comune di Ferrara con altri partners privati. Il progetto è stato cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Life Plus che valorizza le tematiche ambientali.

L’obiettivo più importante del progetto era quello di diminuire la produzione locale dei rifiuti attraverso lo sviluppo di un mercato di prodotti riciclati intervenendo sia sul lato dell’offerta, creando le condizioni necessarie per intercettare e valorizzare i materiali che possono essere riutilizzati, riciclati e rimessi sul mercato, sia dal lato della domanda, sostenendo e incentivando gli acquisti verdi di pubblica amministrazione, cittadini, cooperative e imprese.
Oltre a questo, il comune di Ferrara si era posto altri obiettivi specifici:
- sviluppare un sistema di mercato per i prodotti di “seconda vita” replicabile anche in altri contesti;
- diffondere conoscenze ed informazioni in tema di prevenzione, riuso e riciclo;
- aumentare la consapevolezza di consumatori, commercianti, produttori ed enti locali riguardo la possibilità di ridurre i rifiuti attraverso il riutilizzo o l’acquisto di prodotti verdi;
- creare benefici sociali attraverso il coinvolgimento di cooperative che operano nel settore del trattamento dei rifiuti e della costruzione di prodotti di eco-design e realizzano programmi riabilitativi e di inserimento lavorativo per le persone in difficoltà.

Attraverso questo progetto si è sperimentato un modello di economia circolare basata sulla prevenzione, il riuso e il riciclo dei rifiuti al fine di creare le basi per la nascita di un vero e proprio distretto locale di economia verde formato da operatori dei rifiuti, piccole piattaforme di recupero, artigiani e PMI impegnati nella valorizzazione delle materie e nella produzione di riprodotti. A questo fine si sono completati diverse filiere da sviluppare nel territorio di Ferrara:
- inerti da demolizione dove i rifiuti di partenza sono i materiali delle attività di demolizione e costruzione dei cantieri edili. I prodotti da “riprodurre” sono: sottofondi stradali, riempimenti, pannelli per rivestimenti di edifici, pavimentazioni;
- tessile sanitario dove i rifiuti di partenza sono i materiali tessili da sala operatoria. I prodotti da “riprodurre” sono: elementi di arredo (sedie, cuscini ecc.), indumenti tecnici per la montagna, moda mare, calzature e gadget (borse, astucci e sacche);
- arredi urbani e attrezzature ludiche dove i rifiuti di partenza sono gli arredi urbani e le attrezzature ludiche delle aree gioco del comune che servono per “riprodurre” arredi ricondizionati;
- oli e scarti alimentari dove i rifiuti di partenza sono scarti alimentari e oli da mense e sagre per “riprodurre”: compost, biodiesel e glicerina-

Diversi sono stati i risultati raggiunti da LOWaste.
Innanzitutto si è verificato che, anche in assenza di finanziamenti o sussidi pubblici, è possibile attivare delle filiere corte circolari di riciclo e riuso.
Si è poi sviluppato un atteggiamento di collaborazione pubblico-privato tra attori istituzionali e privati spesso in conflitto o con visioni divergenti tra loro.
Interessante è stata anche la possibilità di intercettare frazioni di rifiuto aggiuntive rispetto a quanto si realizza con le usuali filiere industriali.
Si è anche avuta una partecipazione di soggetti, molti dei quali low-profit, diversamente interessati a svolgere un ruolo nella filiera: designer, makers, cooperative sociali, associazioni e PMI.

La realizzazione del progetto LOWaste ha dimostrato che è possibile passare da un modello economico che comporta un grande consumo di energia, materie prime e produzione di grandi quantità di rifiuti, a un modello di economia circolare in cui i prodotti finali di ogni fase del processo diventano a loro volta origine di un successivo processo produttivo. In questo modello i rifiuti non sono una scarto ma una materia prima per la produzione di altri beni.

LOWaste
Life Plus
Elia Bova

 
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