ZINO PENSIERO : “L’IRONIA E' IL PRIMO INDIZIO CHE LA COSCIENZA E' DIVENTATA COSCIENTE"
Ma l’ironia dove è andata a finire? La comunicazione abituale nella esperienza personale o in quella social sembra poco incline all’ironia, a quello strumento potente ed efficace, affidato alle parole e ai gesti che talvolta procurano ferite profonde come un fendente dato con un pugnale affilato.

Nella realtà di oggi o nella rappresentazione più o meno veritiera di essa non esiste una via di mezzo: o troppo dramma o troppo ridicolo. Si oscilla tra il pianto e il sorriso senza la via di mezzo che serve sempre a togliere l’asprezza al dramma e l’eccesso alla farsa. In effetti, sono tempi di forti contrapposizioni: nessuno vuole uscire perdente dalla contesa o adattarsi al ruolo del mediatore o del dialogante.

Pare che improvvisamente l’umanità abbia voltato le spalle ai toni medi e voglia da ora in poi misconoscere il grigio, le vie di mezzo, le terre di confine, i corridoi umanitari: tutto è esasperato, si conoscono toni estremi, climi roventi come in una perenne rappresentazione teatrale nella quale conta di più la abilità istrionesca, la pratica della sopraffazione, il dovere impellente di primeggiare a tutti i costi, come a cercare per sé più spazio sulle tavole di un fantasmatico palcoscenico.

“Il potere logora chi non ce l’ha”: una frase di questo genere, così densa di implicazioni semantiche, affilata come un pugnale di Toledo, efficace nella sua aggressività, diretta a colpire un avversario con la stessa precisione di un pugile professionista, comprende alla sua nascita un retroterra culturale ed intuitivo di profonda intelligenza, una capacità di sintesi logica ed espressiva.

Insomma, uno slogan ben coniato, comprensibile, che produce un sicuro feedback.
E nella sua estrema semplicità lessicale e grammaticale raggiunge una pregnanza comunicativa intensa, superiore ad una escalation retorica, ad un climax ascendente di parole scelte con acutezza e con arguzia. In tutto questo consiste la virtù dell’ironia.

“L’ironia è il primo indizio che la coscienza è diventata cosciente.
E l’ironia attraversa due stadi: lo stadio indicato da Socrate quando disse “so di non sapere nulla”, e lo stadio indicato da Sanchez, quando disse “non so nemmeno di sapere”.

Il primo passo è quando dubitiamo di noi dogmaticamente, e ogni uomo superiore lo fa e ci riesce.
Il secondo passo è quando dubitiamo di noi e del nostro dubbio, e pochi uomini vi sono arrivati nel breve eppure così lungo lasso di tempo in cui, in quanto umanità, abbiamo visto il sole e la notte sulla multiforme superficie della terra.”. (Fernando Pessoa, Libro dell’inquietudine, p. 410).

Ma, che cosa c’è alla base di ogni atto ironico? In primo luogo, una profonda riflessione sull’essenza stessa dell’oggetto dell’ironia. La delimitazione del campo, la giusta capacità di osservazione, la proporzionalità tra il destinatario dell’azione ironica e l’inventiva di chi produce quella frase, quel gesto che raggiunge un interlocutore o tanti interlocutori.

In fondo, nel produrre ironia bisogna essere intelligenti, nel senso letterale del termine: porre attenzione a tanti dati, che ci provengono dall’esterno e poi interpretarli, al fine di inventare quello che prima non esisteva: una frase, un gesto, una azione scenica. Intelligenza e rapidità, perché l’ironia non può avere alla base un lungo processo logico e riflessivo o una lenta elaborazione teorica.
Anche le vicende stesse della vita possono comprendere nella loro dimensione reale una carica ironica, che è connaturata al fatto stesso: una ironia involontaria che nasce spontaneamente, senza che nessuna mente sopraffina l’abbia partorito: è l’ironia involontaria che scaturisce dai fatti.

Nei giorni 12 e 13 maggio 1974, si svolse in Italia il referendum abrogativo della legge 898/70, la legge “Fortuna- Baslini” che riguardava la disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio. Le piazze italiane conobbero un periodo di forte tensione ideologica : sì o no al divorzio.

Durante la campagna elettorale tutti i sostenitori dei due contrapposti versanti, trovarono un accordo che tutti cercarono di onorare: si doveva prescindere dai casi personali; a nessuno era consentito di mettere in campo le vicende di tanti divorziati che si battevano affinché il divorzio venisse abrogato.

Ma volete che si possa trovare una forma più evidente di ironia di questa!
Zino Pecoraro (Pubblicato anche su facebook e su La Sicilia)