IL PAPIRO
[img2ce]Il papiro è una erbacea perenne. Ha un’altezza che può variare tra i 2 e i 5 metri. Il fusto è privo di foglie e può avere un diametro di 2-3 centimetri, liscio, di colore verde scuro.
All'apice di ogni fusto compare una corolla a forma di ombrello.
La fioritura avviene da luglio a settembre.

In Europa cresce spontaneamente in quelle aree dove una presenza abbondante di acque basse è associata alla temperatura calda.
Il papiro è una specie amante della luce, che cresce lungo le rive dei corsi d'acqua a corrente lenta, con le radici sommerse, è una pianta acquatica. Teme il freddo e con la temperatura a -5° non sopravvive.

Oggi il papiro viene coltivato soprattutto a scopo ornamentale.
In egiziano antico la parola papiro significava "figlio del re" . La pianta di papiro infatti simboleggiava la rinascita e la rigenerazione del mondo. Il suo nome scientifico è Cyperus Papyrus ed è della famiglia delle Cyperaceae. A questo genere appartengono più di 700 varietà.

La pianta di papiro è stata spesso rappresentata anche nei riti religiosi: nel Basso Egitto, era simbolo di fertilità, fecondità e rigenerazione. La pianta era inoltre usata come offerta agli dei egizi durante processioni religiose e funerarie.
Fondamentale testo religioso egizio su papiro è il Libro dei morti.
Un tempo il Papiro era una pianta che prosperava molto in Egitto, soprattutto nelle zone acquitrinose del Delta e nelle paludi dell’Arsinoite, l’odierno Faiyum. Anticamente la si poteva trovare anche in Etiopia, Palestina e Babilonia.

La pianta del papiro è legata alla scrittura egizia, ma anche a testi arabi, latini, greci ed aramaici.
Il papiro ricopriva le regioni più umide del delta del Nilo, ma oggi in quelle zone è praticamente scomparso, salvo pochi esemplari, coltivati per fabbricare fogli di papiro per attrazione turistica; è invece facile trovarlo nel Sud del Sudan.

L’importanza storica del ruolo che ha avuto il papiro è oggi testimoniata da molte lingue europee, in cui la carta è indicata con un vocabolo che deriva da "papiro": in inglese "paper", in francese e in tedesco "papier", in spagnolo "papel".

Il Museo Internazionale del Papiro di Siracusa si occupa dello studio, della conservazione e della divulgazione delle testimonianze della cultura del “papiro”. Svolge un’attività didattico-scientifica i cui risultati hanno fornito un concreto contributo alla soluzione di molti quesiti che vanno dall’origine del papiro alla salvaguardia dei papiri del fiume Ciane e della fonte Aretusa (Siracusa), dalla valorizzazione delle tradizioni storiche legate al papiro agli studi sulle antiche tecniche di manifattura e al restauro conservativo dei documenti papiracei.

Nelle sale del Museo sono esposti: papiri faraonici, ieratici, demotici, greci e copti; papiri prodotti a Siracusa dal XIX secolo; manufatti in papiro (corde, stuoie, recipienti, sandali, ecc. che erano tutti prodotti anche per il commercio); barche di papiro provenienti dall’Etiopia e dal lago Ciad, con ampia documentazione sulle tecniche di fabbricazione.
Le barche sono state ritrovate, oltre che in Egitto, anche nei luoghi più interni dell'Africa: Uganda, Kenya e Sudan.

La prima testimonianza certa sulla presenza della pianta papiro a Siracusa risale al 1674, fornitaci dal botanico palermitano Paolo Silvio Boccone. Una volta la pianta di papiro veniva utilizzata dai pescatori siracusani per intrecciare corde o dai contadini per legare i covoni mentre le ampie chiome verdi venivano utilizzate come ornamenti e durante le festività venivano usate per ricoprire i pavimenti di strade e chiese.

Oggi il papiro è presente lungo le sponde del fiume Ciane, che scorre a pochi chilometri da Siracusa. Negli ultimi decenni varie imprese artigianali sono nate mantenendo viva la tradizione e facendo sì che il Papiro sia simbolo della città.
La produzione del papiro fu per l'Egitto una grande fonte di reddito, poiché gli egizi lo esportavano nei loro commerci su tutto il bacino del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Gli arabi lavorarono il papiro dal VII secolo a.C., i greci dal VI secolo a.C.

I più antichi papiri ritrovati dagli archeologi risalgono al terzo millennio a.C. grazie al clima secco dell'Egitto.
In Europa dove il clima permetteva una conservazione in buono stato per solo circa trecento anni, non sono sopravvissuti molti papiri originali di età greca o romana. Le uniche eccezioni sono i papiri carbonizzati rinvenuti nel sito archeologico di Ercolano
L'importanza del papiro come supporto per la trasmissione della cultura è stato fondamentale. Durante tutta l'antichità, dall'epoca di Giulio Cesare a quella dei sovrani franchi, il papiro alessandrino fu il supporto più utilizzato in Europa per la stesura di ogni tipo di documento.


Sui papiri troviamo poemi di Saffo, la poetessa greca vissuta sull’isola di Lesbo tra il VII e il VI secolo a.c.

«E spero tutto riporti
quanto disperse la lucente Aurora:
riporti la pecora,
riporti la capra,
ma non riporti la figlia alla madre».

(Trad. di Salvatore Quasimodo)


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Fonti:
it.wikipedia.org
giardinaggio.net
nuoveedizionibohemien.it
siracusaturismo.net


(Foto Anna Zacchetti)
Anna Zacchetti