ZINO PENSIERO: IL NOVECENTO E L'OSSESSIONE DEL CONFINE
L’ossessione del confine, della divisione del territorio comincia di nuovo a farsi strada.
Il sovranismo come ultimo fenomeno di ripresa dei vecchi schemi divisivi è entrato di prepotenza nel linguaggio comune e sembra contrastare contro tanti decenni di pacifico europeismo, di una Unità Europea che era nata per sanare le ferite dell’ultima guerra mondiale.

L’ossessione del confine può essere intesa anche in senso metaforico: esistono metaforici confini nelle religioni, nelle scelte artistiche, nelle concezioni filosofiche, perfino nell’umana relazionalità.

Nel campo specifico dell’allargamento e della difesa del confine, il Novecento, “il secolo breve”, ha conosciuto una rapida fase di esaltazione e di accelerazione della storia, come se si volesse rimettere in ordine ogni cosa: distruggere tutto con la pretesa di ricostruire e di modificare, in ogni aspetto, l’esistente.

La vecchia Europa ha saputo dare prova di essere nello stesso tempo coacervo doloroso e affliggente teatro di morti e di nefandezze, ma nello stesso tempo è riuscita a trovare dentro di sé, per merito di uomini accorti e lungimiranti, testimoni dell’orrore della guerra, una straordinaria, impensabile capacità di riflessione sul tragico passato ed una feconda intuizione di un futuro alternativo rispetto alle macerie della guerra.

“Che fosse il confine tra diversi stati-nazione, o quello tra una cultura alta e una bassa, se non addirittura quello tra una razza umana superiore e un’altra inferiore, tracciare una linea e renderla invalicabile rappresentò per almeno quattro generazioni un’ossessione per la quale era sensato morire e uccidere.” (Alessandro Baricco, The game, p. 94).

Il libro di Baricco si orienta verso l’analisi della situazione contemporanea e puntualizza alcuni aspetti nuovi che sta vivendo la società degli umani del nostro tempo: la rivoluzione tecnologica e la diffusa digitalizzazione hanno cambiato il modo stesso di vivere e di pensare dell’uomo contemporaneo.

E proprio alle disastrose pagine della recente storia del Ventesimo secolo si rivolge l’attenzione dello scrittore per sottolineare la profonda differenza tra gli uomini che furono costretti a vivere le storie angoscianti delle guerre in una società priva del tutto di una rivoluzione tecnologica e quindi anche comunicativa.

“L’isolamento cieco delle élite, l’immobilismo culturale dei popoli e il ristagno piombato delle informazioni avevano portato i loro padri a vivere in un mondo in cui si poteva fare Auschwitz senza che nessuno lo sapesse, e sganciare una bomba atomica senza che la riflessione sull’opportunità di farlo riguardasse più di una manciata di persone.” (Ibidem).

Per ragioni obiettive determinate dalla mancanza di mezzi di comunicazione diffusi e alla portata di tutti, per la limitatezza e l’oscuramento stesso dei dati di informazione a causa della presenza di regimi totalitari, negatori di ogni forma di libera informazione, gli umani erano diventati soggetti passivi, terrorizzati, malleabili, incapaci di una azione, anche minima, pur di cambiare le cose.

Baricco fa proprio il presupposto che, ai nostri giorni, le cose nel campo della comunicazione sono del tutto cambiate a causa della rivoluzione tecnologica e della diffusa digitalizzazione, che ha liberato tutte le energie e le potenzialità conoscitive.

La conoscenza è diventata libera, gratuita, efficace, ampia per estensione e per approfondimento. Ogni umano può a buon diritto riconoscersi come cittadino del mondo: può avviare rapporti proficui con gli altri e può approfondire la conoscenza di se stesso confrontandosi con tanti interlocutori; può visitare musei, accedere ai documenti e ai libri delle più prestigiose biblioteche del mondo; può comprare oggetti e materiale vario; stando a casa, può ascoltare della buona musica senza il bisogno di comprare un qualsiasi CD; può comunicare, comunicare, comunicare ed essere, nello stesso tempo, oggetto di comunicazione, comunicazione, comunicazione.

L’orizzonte si allarga sempre di più, non conosce limiti, strettoie, condizionamenti. Siamo tutti connessi e ci cerchiamo quasi giornalmente e a brevi intervalli: il gesto della consultazione del proprio iphone è diventato ormai una abitudine diffusa in tutte le categorie sociali e in tutti i luoghi; è come se l’iphone fosse una protesi aggiunta al nostro corpo.

Non c’è il bisogno di uscire per scambiarsi le visite, per incontrarsi. Insomma, siamo sempre pronti a partecipare al game!

“La digitalizzazione calata su qualsiasi informazione disponibile creava una sorta di leggerezza del mondo che ne assicurava una naturale instabilità: era un formato nato per facilitare il movimento e potevi scommettere che avrebbe generato, senza occuparsi tanto della faccenda, una migrazione continua di qualsiasi materiale in ogni direzione: prova a tirare un confine, adesso, a separare delle razze, a nascondere una bomba atomica o a far passare Auschwitz per un campo di lavoro.”(Baricco, p. 103)
Zino Pecoraro (Pubblicato anche su facebook il giorno 11 novembre 2018)