LA DIFFICILE BATTAGLIA CONTRO LA PLASTICA E IL PETROLIO
Per correttezza ve lo devo dire subito: con la plastica ho un problema personale o per l’esattezza un problema di famiglia.

Mio padre, come prima mio nonno, aveva una piccola azienda che produceva impermeabili: morbidi, di stile inglese, di buona fattura e fatti con ottimi tessuti, evidentemente, proprio per questi motivi, erano un po’costosi.
Poi negli anni cinquanta all’improvviso arrivarono sul mercato gli impermeabili di nylon: rigidi, di fattura scadente, scricchiolavano ad ogni movimento, ma erano decisamente economici.
Fu così che l’azienda dovette chiudere e con essa il mio futuro, quasi già segnato di imprenditore, figlio di imprenditore, nipote di imprenditore, prese un'altra svolta.

La nostra infanzia ed adolescenza è stata accompagnata da giocattoli, abiti, contenitori, strumenti tecnici, accessori, prodotti per le pulizie, pezzi per l’arredamento, imballaggi, molti dei quali usa e getta.

Plastica al posto di carta, cartone, vetro, stoffa, soprattutto imballaggi, elementi per le costruzioni, fibre.
L’umanità ha prodotto 8.3 miliardi tonnellate di plastica fin dal 1950 e la maggior parte di essa è ora è stata interrata o dispersa nell’ambiente.

Inquinamento dei terreni,delle falde e soprattutto dei mari sono il risultato cumulativo di tutto ciò.
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Nel nuovo secolo, qualcosa ha cominciato a cambiare: il pericolo rappresentato dalla plastica, soprattutto della microplastica ha svegliato la sensibilità dei consumatori e i milioni di tonnellate di plastica riversati negli oceani hanno cominciato a turbare le coscienze di molti.

La microplastiche rappresentano un vero pericolo, sono costituite da piccolissime particelle comprese tra i 5 millimetri e 330 micrometri; ognuno di noi, senza rendersene conto, ne produce ogni giorno grandi quantità, per esempio “lavare una sola maglietta sintetica in lavatrice può produrre 1.900 microplastiche”, ma sono tante le attività umane che ne producono, “ tra questi, lo scrub facciale, l'uso di alcuni shampoo e saponi, l'uso dell'eyeliner, della crema solare, di detergenti esfolianti, ma anche di dentifricio e spazzolino: basta infatti lavarsi i denti per produrre microplastiche”.

“La presenza delle microparticelle è stata documentata in organismi differenti e con diverse abitudini alimentari: dalle specie planctoniche agli invertebrati, ma anche nelle creature marine più grandi come cetacei e predatori. (dossier Greenpeace)”.
In questo rapporto, che prende in considerazione oltre 200 organismi tra acciughe, triglie, merluzzi, gamberi e cozze è emerso che il 30% circa conteneva microplastiche che inevitabilmente finiscono nei nostri piatti.

Recentemente si è capito che non bastava una attenta raccolta differenziata dei rifiuti plastici o il preferire imballaggi e contenitori fatti di materie non plastiche, od opporre specifiche tasse sul loro utilizzo, perché il “nemico” era più subdolo, le plastiche, sempre più micro, stavano invadendo prodotti cosmetici, sostanze pulenti, vernici, pneumatici e stavano contaminando il nostro cibo e quindi direttamente i nostri organismi.

Tali inquinanti possono interferire con il sistema endocrino umano fino a produrre alterazioni genetiche, in particolare grande preoccupazione danno le elevate concentrazioni di agenti come gli inquinanti organici persistenti (POP) – tra i quali ci sono i policlorobifenili (PCB) e il diclorodifeniltricloroetano (DDT) – tossici e resistenti alla decomposizione.
Oggi numerose sono le associazioni che combattono questa battaglia contro le plastiche, le microplastiche, le nanoplastiche e che stanno influenzando anche i comportamenti dei governi locali e nazionali.

Deve essere chiaro che la battaglia sarà dura perché dire plastica vuol dire petrolio e soprattutto aziende petrolifere che nella grande maggioranza ne sono i produttori.

E’ in gioco il futuro dei nostri figli, l’ambiente nel quale dovranno vivere.

Il movimento ambientalista mondiale si sta ridefinendo su questo tema, solo in Italia la scena politica è occupata da altro, ecco una prima battaglia: riportare questi temi al centro del dibattito.



Fonti:
advances.sciencesmag.org,
università della Georgia,
internazionale n.1287,
Tg24.sky.it,
greenpeace.org,
lifegate.it
Sergio Saladini