ZINO PENSIERO: ANDAR PER POETI E PER POESIA: ISPIRAZIONE, BIOGRAFIA, SCELTE STILISTICHE E COMUNICATIVE.
Qual è il rapporto che i poeti hanno con i loro versi? qual è il loro laboratorio di ispirazione? che cosa immettono nei versi del proprio “sé”. Come succede di solito a chi scrive, il primo ostacolo da superare è rappresentato dalla sindrome del foglio bianco. Il foglio aspetta sempre che qualcosa interrompa il nitore della carta o – più spesso – il virtuale candore del mezzo elettronico.
Caratteri allineati e corposi si materializzano improvvisamente come dei fantasmi richiamati in una seduta spiritica.

Apollinaire con i suoi Calligrammes disegnava con i caratteri tipografici oggetti corrispondenti a quelli descritti nei suoi testi poetici: un orologio, una cravatta, un violino, un gatto.
E’ grande la tensione che anima i poeti nella fase in cui il loro pensiero si trasferisce in una scrittura che poi deve obbedire ad una sua particolare forma, forse – ancora – ad alcune regole e, comunque, ad una certa pregevolezza stilistica che per forza deve catturare l’attenzione e il consenso del lettore: in fondo, con tutte le sperimentazioni possibili ed immaginabili, la poesia continua ad avere – ancora ora – una sua connotazione che serve a differenziarla dalla struttura prosastica vera e propria!

E proprio per queste ragioni, è inevitabile che un poeta coscienzioso di sua iniziativa riveli la fonte e le ragioni profonde della sua ispirazione, i meccanismi preparatori della sua scrittura, i rovelli del creare e dell’abbandonare, del mettere e del togliere, del cestinare e del riprendere dallo stesso luogo del rifiuto: lo scavo interiore, la natura, il risentimento della propria coscienza, le predilezioni nei confronti dei propri maestri.

“Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore,/tu se' solo colui da cu' io tolsi/lo bello stilo che m' ha fatto onore.” (Inf. I, vv. 85-87).
Con queste terzine Dante esprime, proprio nel primo canto della Divina Commedia, la sua dipendenza da Virgilio e dal suo poema: un maestro e un libro che hanno fatto germogliare e crescere la sua ispirazione.

Un poeta e uno scrittore in generale devono per forza avere dei punti di riferimento nella loro formazione, perché il confronto con i risultati artistici degli altri consente di regolare la propria ispirazione e di realizzare un ampio spettro di riferimenti tematici e creativi. Insomma, chi scrive ha/ha avuto sempre bisogno di leggere.
E questo aspetto può comprendere la prima parte del vademecum indispensabile per ogni nuovo adepto della scrittura poetica.

Esiste anche un altro ostacolo da superare nella comunicazione poetica ed è rappresentato dalla tipologia del linguaggio usato.
Un limite estremo di difficoltà interpretativa del testo e delle sue implicanze tematiche può essere indicato nella stagione dell’Ermetismo. Una poesia, che trovava nella sua stessa scelta di chiusura semantica la sua forza espressiva e la sua capacità comunicativa.

Ma, si potrebbe osservare che in tutta la storia della comunicazione poetica sempre qualcosa di chiuso, di riservato è esistito, quasi a creare una barriera impervia, che solo l’acutezza, l’intelligenza o il rapimento analogico possono agevolare.

“Amai trite parole che non uno/osava. M'incantò la rima fiore/amore,/la più antica, difficile del mondo//Amai la verità che giace al fondo,/quasi un sogno obliato, che il dolore/riscopre amica. Con paura il cuore/le si accosta, che più non l'abbandona.//Amo te che mi ascolti e la mia buona/carta lasciata al fine del mio gioco.” (Umberto Saba, Mediterranee, 1946).

Questa poesia del poeta triestino Umberto Saba, che visse nella temperie sperimentale del Novecento italiano ed europeo, richiama l’attenzione del lettore su aspetti fondamentali della comunicazione poetica: la semplicità, la comprensibilità del linguaggio, l’uso di “trite parole”, la scelta delle rime desuete, la scoperta della verità e il pieno coinvolgimento del lettore in una vibrante sintonia di sentimenti.
Insomma, il poeta, se vuole raggiungere l’orecchio e il cuore dei suoi lettori, deve sempre per forza rispettare la loro pazienza e la loro indole conoscitiva.

Ma la vita del poeta è caratterizzata dalla normalità? egli condivide le comuni esperienze di tutti gli uomini, se ne fa vanto e le trascrive col suo linguaggio nella sua produzione artistica? Scavare nella biografia dei poeti non sempre è agevole per il difficile reperimento degli opportuni documenti.
La biografia di un poeta corre il rischio spesso del camuffamento e dell’insincerità e per questo risulta inutile ogni tentativo di operare il giusto accostamento conoscitivo.

Ma questo versante biografico costituisce, tuttavia, una fonte di conoscenza ulteriore delle scelte operate dal poeta, delle sue fragili ed umane contraddizioni.
“Non è detto che la poesia debba nascere dall’emarginazione, direi piuttosto che a volte ci si emargina per fare poesia, e questa è stata l’unica colpa della mia vita, tanto più grave in quanto i figli reclamavano la loro parte di amore e invece li ho amati più di me stessa, solo che è molto difficile far capire a un figlio, quando sei portatore di un dono così misterioso, che cosa sia questo rapimento che non è nemmeno una forma di santità, anzi direi proprio che è una forma di dannazione”. (Alda Merini, Lettera del 15 settembre 1986 – Fondo Scheiwiller).
Zino Pecoraro (Pubblicato anche su facebook e su La Sicilia del 7 gennaio 2019.)