BIANCO, ROSSO E VERDE: IL CORBEZZOLO
“e gli uomini, appagati dei cibi nati spontaneamente,
raccoglievano corbezzoli, fragole di monte,
corniole, more nascoste tra le spine dei rovi
e ghiande cadute dall’albero arioso di Giove”


Ovidio, Metamorfosi


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Il nome corbezzolo potrebbe derivare da corbiceus-corbo ossia corvo, poiché i corvi prediligono questo arbusto; oppure dal germanico kirsch-bùschel, che tradotto significa grappolo di ciliegie, poichè i frutti sono simili a quelli del ciliegio.
Il corbezzolo o albatro (o Arbutus unedo) è una pianta originaria dei paesi del Mediterraneo e delle coste irlandesi.

E’ una pianta sempreverde ed è molto diffusa anche nella macchia del Parco Regionale del Monte Conero, il monte che sovrasta il territorio della Riviera del Conero e a cui deve il proprio nome: Kòmaros = Corbezzolo in greco e da qui Conero.
La pianta si caratterizza per un aspetto cespuglioso e ramificato, ha un’altezza variabile fino a 8 metri.

Le foglie hanno una forma ovale e di lunghezza importante, sono di un verde intenso e dal profilo dentellato. Dalle foglie nascono dei piccoli fiori a grappoli pendenti con un colore bianco tendente al rosa. Poiché ricchi di nettare, questi fiori sono tra i preferiti dalle api, da cui si ricava anche un preziosissimo e caratteristico miele. I frutti sono commestibili e si presentano come delle bacche rosse di piccole dimensioni, ricoperti sulla superficie esterna da minuscoli rigonfiamenti ruvidi. La polpa interna, invece, è di un intenso giallo.
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I frutti di corbezzolo sono una varietà generalmente autunnale, anche se in alcune regioni vengono consumati anche verso il termine dell’estate.
Nel linguaggio dei fiori, le bianche campanule evocano l’ospitalità.
Il legno di corbezzolo è un ottimo combustibile e viene spesso utilizzato anche nella cottura degli arrosti, per via delle sue caratteristiche aromatiche.

Il corbezzolo può ospitare contemporaneamente sia i fiori che i frutti maturi per il suo particolare ciclo di maturazione ed essendo anche un sempreverde, lo rende particolarmente ornamentale, per la presenza sull'albero dei tre vivaci colori: il rosso dei frutti, il bianco dei fiori e il verde delle foglie. Per i suoi colori il corbezzolo diventa simbolico per i fautori del risorgimento italiano.

Giovanni Pascoli dedicò al corbezzolo una lunga poesia in cui si fa riferimento al passo dell’Eneide (XI, vv. 64-65) dove Pallante, ucciso da Turno, era stato adagiato su rami di corbezzolo. Il poeta vide nei colori di questa pianta una prefigurazione della bandiera nazionale e considerò Pallante il primo martire della causa nazionale.

Il corbezzolo ha la capacità di resistere agli incendi, infatti è una delle specie mediterranee che meglio si adatta agli incendi reagendo vigorosamente al passaggio del fuoco emettendo nuovi polloni, soprattutto su terreni acidi e sub-acidi.
Per questa sua importante caratteristica di propagazione dopo il fuoco, la velocità di insediamento e la resistenza ai parassiti dovrebbe trovare maggiore impiego nelle aree mediterranee colpite da incendio, nei rimboschimenti e nel consolidamento delle dune costiere.

Impiantare polloni di corbezzolo permetterebbe di ricostituire il sottobosco ove sono presenti pini, abeti etc., che sono particolarmente a rischio incendio (in quanto piante resinose) e il cui suolo è stato acidificato dagli aghi delle conifere.
“Il giardino delle delizie” di Hieronymus Bosch.

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...
ché allor chiamavi come ancor richiami,
alle tue rosse fragole ed ai bianchi
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.
...

Ode “Al corbezzolo” di Giovanni Pascoli



Fonti:
www.altovastese.it
www.rivieradelconero.tv
it.wikipedia.org/wiki/Arbutus



(foto Anna Zacchetti e Pixabay)
Anna Zacchetti