IL NOCCIOLO
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Il Nocciolo è una pianta originaria dell'Asia Minore. In Italia è diffuso in tutte le regioni, dalla pianura fino ai 1300 m di altitudine.
L'Italia e' uno tra i principali produttori mondiali di nocciole , è seconda solo dopo alla Turchia. La zona geografica del nocciolo è quella europeo-caucasica, ma si può trovare ormai anche negli Stati Uniti. In Italia si possono trovare noccioli in piantagioni o allo stato spontaneo in Piemonte (varietà Tonda Gentile), Lazio (varietà Tonda Gentile Romana), Campania e Sicilia.

Il suo habitat naturale invece è nei boschi di latifoglie, in terreni calcarei e ben drenati. Si propaga sulle colline a medio-montana. Rifugge le aree mediterranee più calde ed aride. Preferisce terreni calcarei, ben drenati, fertili e profondi e luoghi semi-ombreggiati. Appartiene alla famiglia delle Betulaceae, ovvero fa parte di quelle piante legnose arbustive o arboree. Tende ad essere cespuglioso, essendo alti circa 5-7 metri. La corteccia è liscia e di colore grigio-marrone. Le foglie sono semplici, con una forma che ricorda un cuore ed hanno un margine dentato.

Per produrre nuovi semi dai fiori sono necessari altri noccioli essendo una pianta autosterile.
Il nocciolo ha una crescita abbastanza rapida ed è in grado di riprendersi con facilità in seguito ai danni di un inverno troppo rigido.
Il nocciolo e' una delle piante predilette dal tartufo bianco (Tuber Magnatum) e dal tartufo nero di Norcia (Tuber melanosporum).
Il suo nome deriva dal greco ????? = elmo, oppure da kurl, il nome celtico della pianta .

I romani identificarono per primi questa pianta come Avellana, nome derivante dalla città di Avello (in provincia di Avellino), a causa della sua grande diffusione in quella città. Il nocciolo, era molto apprezzato dai greci. Nei miti greci Ermes, il messaggero degli dei, portava sempre con sé un bastone di nocciolo avvolto da due nastri, più avanti sostituiti da due serpenti - simbolo che verrà usato per indicare l'arte della medicina, che persiste tutt'oggi. Anche in Irlanda il nocciolo era accostato alla medicina.

Nella leggenda celtica di Farqhar il protagonista è un semplice uomo, Farqhar, al quale viene ordinato dal proprio medico di catturare e poi mangiare un serpente bianco che abitava in un nocciolo. Armato di un ramo di questo albero e una bottiglia vuota per facilitarsi il compito di prendere il serpente, Farqhar riesce a ingannarlo e quindi a catturarlo. Dopo averlo cucinato su un fuoco alimentato da rami di nocciolo, se ne nutrì e acquisì la scienza universale, diventando così un vero medico.

Il Nociolo divenne poi famoso anche tra i romani per le proprietà del suo frutto tanto che Catone ne consigliava la sua coltivazione negli orti cittadini di Roma.
Nel Medioevo, purtroppo, la fama di pianta della saggezza e fertilità del nocciolo cadde quasi completamente a causa delle autorità cristiane e venne associata come pianta per fare patti col diavolo o evocare morti.

Si pensa che la nocciola abbia nutrito l’uomo sin dall’era glaciale. I primi segni di consumo della nocciola sono stati ritrovati nell’isola di Colonsay, in Scozia. Oltre all’utilità del frutto, il nocciolo era prezioso anche per ricavare legno per il fuoco o per costruire ripari con fango ai nostri primi antenati. Altri reperti archeologici di almeno 5000 anni fa, nel periodo preistorico, sono stati trovati in Cina.
Il legno del nocciolo è molto flessibile, elastico e leggero, fin dall'antichità veniva usato per costruire ceste e recinti poiché si adatta molto bene per gli intrecci.

I Noccioli sono tra le prime infiorescenze della nuova stagione, insieme al tarassaco, ai crochi, al bucaneve e al ranuncolo e quindi diventano la prima fonte di sostentamento delle api nei nostri boschi: utili a questi insetti per "far rifornimento" in attesa della fine dell'inverno.
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Alberi
(di Jacques Prévert)

In gergo la gente chiama “foglie” le orecchie
è come se sentissero, come se gli alberi conoscessero la musica
ma la verde lingua degli alberi è un gergo ben più antico
chi può sapere cosa essi dicono quando parlano agli uomini
gli alberi parlano albero
come i bambini parlano bambino
Quando un figlio di donna e uomo
rivolge le sue parole a un albero
l’albero risponde
il bambino capisce
Più tardi il bambino
parla arboricoltura con maestri e genitori
più non intende la voce degli alberi
più non intende la loro canzone nel vento
Eppure a volte una fanciulla
scoppia in un grido disperato
presso una piazza di cemento armato
di erba triste e terra sporca
questa è … oh… questa è
la tristezza di essere abbandonati
che mi fa gridare aiuto
o la paura che mi dimentichiate
alberi della mia giovinezza
la mia gioventù per davvero
Nell’oasi del ricordo
una sorgente è appena sgorgata
è per farmi piangere
ero così felice nella folla
la folla verde del bosco
con il timore di perdermi e di ritrovarmi
non dimenticate la vostra piccola amica
alberi della mia foresta.


Fonti
i-sestari-della-valtramigna.webnode.it
it.wikipedia.org
www.agraria.org
biodhamhlaidh.altervista.org/nocciolo



(foto Pixabay)
Anna Zacchetti