PERCHE' L'EUROPA
Come l'UE influisce sulle nostre vite e sulla nostra democrazia
Il 26 maggio prossimo saremo chiamati a rinnovare il Parlamento europeo. Il dibattito politico sull’Europa si sta concentrando tra chi vuole una maggiore ‘sovranità’ e chi si schiera contro, senza che venga spiegato di cosa si occupino le istituzioni europee e quali siano i campi di intervento dell’Unione.

Riguardo le prossime votazioni è opportuno ricordare semplicemente che le norme che regolano le elezioni dei rappresentanti nel Parlamento europeo prevedono un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento del 4%. È possibile esprimere fino a tre preferenze tra i candidati della lista circoscrizionale votata ma la terza preferenza viene annullata qualora l'elettore indichi tre candidati dello stesso sesso. Inoltre, il Parlamento europeo è uno dei soggetti coinvolti nel processo di formazione delle leggi europee ma c’è anche chi governa, chi giudica e chi si occupa della moneta europea, poiché le istituzioni fondamentali sono cinque:

- i due Consigli (il Consiglio europeo e il Consiglio dei Ministri)
- il Parlamento europeo
- la Commissione
- la Corte di Giustizia
- la Banca Centrale Europea e la Corte dei Conti.


La fonte delle istituzioni e delle norme europee è costituita dai Trattati fondativi dell’Unione, ratificati dagli Stati membri. I Trattati insieme alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea rappresentano la costituzione dell’UE. Fonti primarie del diritto dell’Unione sono attualmente i due trattati sottoscritti a Lisbona nel 2007 e in vigore dal gennaio del 2009: il Trattato sull’Unione europea (Tue) e il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Tfue).

Il Consiglio europeo riunisce più volte all’anno sotto la guida di un Presidente elettivo, i Capi di Stato o di Governo dei Paesi dell’Unione e il Presidente della Commissione. È l’organo dal quale sono state emanate le principali politiche dell’Unione, ad esempio nel 2011 il Fiscal Compact e le altre misure per fare fronte alla crisi. È attualmente l’organo di governo strategico più importante e più autorevole dell’Unione europea.

Il Consiglio delibera normalmente ‘per consenso’ cioè all’unanimità, che si presume se nessuno si oppone alla sintesi del presidente del Consiglio europeo stesso. Dal 2009 il Presidente del Consiglio viene eletto dai suoi membri per due anni e mezzo, rinnovabile per una sola volta, tra personalità europee, in particolare gli ex primi ministri.

Il Consiglio dei ministri è composto dai ministri competenti dei Paesi dell’Unione - anzitutto i ministri dell’economia, i ministri degli esteri, i ministri dell’Interno, i ministri dell’agricoltura ecc., - a seconda delle materie trattate. La presidenza si rinnova con frequenza semestrale a rotazione tra tutti i Paesi dell’Unione. Il Consiglio esercita non solo poteri di decisione ma anche e soprattutto poteri legislativi nelle questioni di competenza dell’Unione, deliberando a maggioranza, semplice o qualificata, in co-decisione con il Parlamento europeo.

Per una serie di materie di particolare importanza, precisate nei trattati – ad esempio nelle materie di fiscalità, di polizia, di disavanzi eccessivi dei bilanci nazionali, in certi profili della politica sociale e in molti altri temi – è richiesta l’unanimità dei voti del Consiglio. Quasi sempre su queste materie il Parlamento europeo non esercita un potere legislativo ma soltanto una funzione consultiva.
I ministri dell’economia e delle finanze dell’Unione formano l’Ecofin e quelli tra loro appartenenti ai Paesi che hanno adottato l’euro formano l’Eurogruppo dotato di un presidente eletto tra i ministri per la durata di due anni e mezzo.

Il Parlamento europeo, oltre al potere di codecisione legislativa se previsto dai trattati, ha un ruolo fondamentale nella nomina del Presidente della Commissione e dei singoli Commissari. Può anche votare la censura costringendo l’intera Commissione a decadere dalla carica. Il Parlamento:

- ha il compito di discutere e approvare il bilancio annuale e il bilancio pluriennale dell’Unione, sul primo dei quali può bloccarne il processo sino al raggiungimento di un’intesa con il Consiglio;
- ha il potere di proporre emendamenti ai trattati e di assumere risoluzioni non vincolanti su tutte le materie di competenza dell’Unione.


Le mozioni e le risoluzioni del Parlamento europeo – preparate all’interno delle Commissioni nelle quali sono presenti parlamentari di tutti i partiti e quindi votate in adunanza plenaria – hanno aperto la via a molte innovazioni e riforme sui diritti, sull’ambiente, sul lavoro, sui rapporti sociali.

I due atti normativi più importanti della legislazione europea sono i regolamenti e le direttive. Possono formarsi solo entro i limiti delle competenze e delle funzioni che i trattati attribuiscono all’Unione. Poiché tali competenze, esclusive e concorrenti, sono ormai molteplici, anche il raggio della legislazione europea è assai ampio. Mentre i regolamenti sono auto esecutivi cioè leggi obbligatorie e anche direttamente applicabili entro l’Unione, le direttive sono strutturate in forma di principi e dovranno essere introdotte nei diversi Paesi attraverso leggi nazionali.

Questa formula lascia aperta la via a soluzioni nazionali differenziate, purché non contrastanti con le regole di base adottate a livello europeo. Regolamenti e direttive possono essere adottati, quando il Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (Tfue) lo prevede, secondo la procedura legislativa ordinaria, che prevede la codecisione tra Consiglio e Parlamento europeo.

L’importanza delle elezioni per il Parlamento europeo risulta ancora più evidente se si considerano le numerose politiche messe in opera dall’Europa. Con il mercato unico l’Europa ha realizzato in un trentennio l’obiettivo della libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali entro l’Unione. Per conseguire questo obiettivo è stato necessario adottare una legislazione comune e una moneta unica, in modo da garantire la concorrenza e la stabilità monetaria.

Con la politica di promozione attiva della libera concorrenza l’Unione ha assicurato ai consumatori prodotti migliori a prezzi competitivi e ha favorito la crescita dell’economia degli Stati membri incentivando e tutelando l’iniziativa imprenditoriale. A questo proposito, l’Unione vieta alle imprese di concordare i prezzi o di ripartirsi i mercati, di abusare della propria posizione dominante in un determinato mercato per escludere concorrenti meno influenti.

Anche il controllo delle concentrazioni tra imprese è effettuato dalla Commissione per evitare che una concentrazione finisca per impedire o pregiudicare il mercato concorrenziale. Dove invece un’impresa ha già una posizione dominante sul mercato, le è fatto divieto di abusarne.

L’Atto unico del 1986 e soprattutto il trattato di Maastricht del 1992 hanno esteso le competenze dell’Unione alla dimensione sociale e alla solidarietà, destinando importanti risorse allo sviluppo rurale, alla formazione del capitale umano, agli affari marittimi e alla pesca, all’innovazione e all’istruzione e soprattutto alle politiche di coesione, le quali hanno lo scopo di ridurre le disparità economiche e sociali tra le diverse regioni d’Europa.

Da Maastricht in poi l’Unione persegue politiche di tutela dell’ambiente e del territorio, politiche di formazione per i giovani e per i lavoratori, politiche di investimento nella ricerca, politiche di protezione dei consumatori, interventi a favore del patrimonio culturale europeo, razionalizzazione del sistema dei trasporti, promozione di una comune politica dell’energia, linee comuni sulla sanità pubblica ed altro ancora.

In conclusione, appare molto semplicistico lo schieramento proposto dalla narrazione dei media lungo la linea sovranisti/antisovranisti, poiché occorrerebbe che i diversi attori politici esplicitassero piuttosto quali programmi di ‘manutenzione’ dell’Unione europea hanno, in quanto soltanto la dimensione europea è in grado di assicurare il mantenimento e la crescita dei livelli occupazionali, lo sviluppo e la disponibilità di fonti energetiche rinnovabili che non minaccino il clima, la pace all’interno dell’Europa, la difesa dai rischi di guerre nei confronti degli Stati esterni all’Europa, il governo del settore informatico e di internet, un regolamento razionale delle migrazioni dai Paesi vicini, una crescita economica sostenibile che preservi la vita sul pianeta.

In poche parole, soltanto la dimensione europea può garantire una maggiore sovranità al nostro Paese in tutti quei campi in cui non è possibile mantenerla a livello nazionale.

Per ulteriori approfondimenti si può consultare “Perché l’Europa” di Antonio Padoa-Schioppa scaricabile al seguente link: Perchè l'Europa, dialogo con un giovane elettore
Elia Bova