COME RIDURRE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI.
Da oltre un trentennio, il tema della riduzione del numero dei parlamentari non è mai scomparso dall’agenda della politica. Con proposte più o meno demagogiche si propone un taglio tra il 30 e il 40% sia alla Camera, sia al Senato, con la motivazione principale di risparmiare sul costo dei parlamentari stessi.
Eppure un sistema, elegante e soprattutto democratico ci sarebbe. Ma andiamo con ordine.

Se analizziamo i risultati elettorali (solo della Camera dei deputati, per semplicità) includendo sia i voti nulli e le schede bianche, sia le astensioni, che nell’ultima tornata del 2018 hanno raggiunto il 33% del totale del corpo elettorale, e li confrontiamo con i seggi assegnati, abbiamo questo risultato:
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Come si vede, le reali percentuali dei voti espressi per ciascun partito sono sensibilmente inferiori a quelle delle rispettive rappresentanze nel parlamento. La Lega, ad esempio con poco più dell’11% dei voti espressi pesa per il 20% alla Camera e il Movimento 5 Stelle, con il 21,6% dei voti espressi non è più il primo partito, in quanto surclassato dal 33% delle astensioni e voti nulli e bianchi; tuttavia pesa per il 36% nella Camera dei deputati.

In realtà chi governa non si rende conto che rappresenta solo una parte dell’elettorato e non necessariamente la sua maggioranza. L’attuale compagine governativa, ad esempio, è stata eletta da solo un terzo degli Italiani (21,6% + 11,4%), anche se qualcuno blatera di rappresentarne 60 milioni.

Ora, la proposta è molto semplice. Nell’attribuzione dei seggi andrebbero conteggiate anche le astensioni in proporzione al numero degli astenuti; questi seggi tuttavia non possono essere assegnati in quanto è evidente che gli astenuti non hanno interesse ad essere rappresentati.

Ad esempio nelle elezioni del 2018 si sono astenuti quasi 17 milioni di elettori aventi diritto al voto pari al 33% del corpo elettorale totale. Queste astensioni darebbero diritto a 208 seggi che NON vengono assegnati. Ci sono poi altri 19 seggi attribuibili ai partiti minori che a vario titolo non hanno raggiunto il quorum e che non sono stati attribuiti. Su questi si potrebbe discutere cosa fare, anche perché rappresentano oltre 1,5 milioni di voti.
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Ebbene, in questo modo si assegnerebbero 404 seggi e gli altri rimarrebbero vuoti. Si opererebbe così una riduzione dei parlamentari e dei costi della politica basata su un criterio oggettivo.

Da una parte i partiti la smetterebbero di attribuirsi percentuali di voto che non hanno, e dall’altra parte, se vogliono aumentare i consensi, sarebbero costretti a occuparsi seriamente di come recuperare i voti degli astenuti.
Sergio Zabot