IL BOSCO E I SUOI MITI CLASSICI
I BOSCHI
Ho derubato i Boschi -
I fiduciosi Boschi -
Gli innocenti Alberi
Mostravano i loro Ricci e i loro muschi
Per compiacere la mia fantasia -
Esplorai curiosa i loro ninnoli -
Afferrai - strappai via -
Che dirà l'austero Abete -
Che dirà la Quercia?

(Emily Dickinson)


Il bosco è un insieme complesso ed è costituito da piante, animali, funghi, batteri, che si intrecciano tra loro. Il bosco è un serbatoio di biodiversità.
Il bosco viene definito dalla legge italiana solo se risponde ai seguenti termini: deve avere un'estensione minima di 2.000 m², con altezza media degli alberi di almeno di 5 m, una percentuale di copertura del suolo di almeno il 20% nonché una larghezza minima di almeno 20 m.

Nel Rapporto nazionale sullo stato delle foreste e del settore forestale in Italia (RaF Italia 2017/2018 pubblicato nel 2019) sono stati coinvolti 214 esperti di Enti, Istituzioni, Amministrazioni e Associazioni nazionali e regionali. Lo scopo del RaF Italia è stato quello di raccogliere in un unico contenitore le conoscenze e le informazioni inerenti le foreste e le sue filiere foretali nazionali .

Il Rapporto fotografa una situazione sempre in evoluzione: le foreste hanno raggiunto un’estensione di 11 milioni di ettari, il 36,4% della superficie nazionale, il settore produttivo a esse legato occupa oltre 400 mila persone.

Le categorie forestali più diffuse a livello nazionale sono i Querceti di rovere, roverella e farnia (12.6%), le Faggete (12%) e i Boschi di cerro, farnetto, fragno e vallonea (11.7%), che superano ciascuna il milione di ettari. Tra i boschi di conifere, i più diffusi sono i Boschi di abete rosso (6.8%), i Boschi di larice e cembro (4.4%), le Pinete di pino nero, larici e loricato (2.7%) e le Pinete di pini mediterranei (2.6%).

Per quanto riguarda il grado di mescolanza del soprassuolo, il 68% dei Boschi alti sono classificati come puri di latifoglie, il 13.5% come puri di conifere, il 9.7% come misti di conifere e latifoglie.
I boschi servono a proteggere il suolo mantenendolo fertile, ostacolandone il disseccamento e l'erosione da parte dei fattori atmosferici. Grazie alla fotosintesi clorofilliana delle parti verdi, i boschi contribuiscono a mantenere stabile la percentuale di ossigeno atmosferico. Moderano l'azione del vento, fissano le polveri presenti nell'aria e sono importanti regolatori dell'umidità atmosferica.

Da sempre le diverse utilità del bosco possono essere riconducibili a tre funzioni:
quella produttiva (legname da opera, da industria, legna da ardere e da carbone; resine; frutti; funghi, foglie, ecc.);quella protettiva e tutelare del suolo e delle opere create dall’uomo, attraverso l’azione regimante delle acque, la difesa dall’erosione, dalle frane, dalle valanghe, dal vento ecc. e la funzione turistico-ricreativa e di salvaguardia dell’ambiente naturale.

Ma il bosco è anche sacro, nella storia delle antiche popolazioni europee il culto degli alberi e dei boschi ha occupato un posto importante.
L'Europa dei tempi remoti era infatti ricoperta da un'immensa foresta che si spingeva dalle isole britanniche fino al continente e proseguiva verso oriente fino a distanza sconosciuta. In Italia scendeva dalle Alpi e dagli Appennini giù per le pianure.
Gli antichi popoli europei adoravano gli alberi e presso i villaggi esistevano boschetti sacri i cui alberi erano intoccabili. Allora si pensava che tutti gli esseri viventi, animali e piante, avessero un'anima, per cui andavano protetti e rispettati.

Nelle leggende troviamo nei boschi entità che abitano nelle corolle dei fiori, sotto gli ombrelli dei funghi più strani e negli anfratti delle rocce ricoperte di muschi. Si chiamano elfi, gnomi, folletti, e tra essi ci sono anche le fate, esseri soprannaturali che assistono alla nascita degli uomini per influenzare le loro vite in modo positivo o negativo. Si pensa che l’etimologia del termine “fata” derivi dalla parola latina “Fatum o fato” (destino). La fata in tutte le tradizioni è uno spirito della Natura, inteso come l’incarnazione di una forza benevola e a volte malevola; quest’ultima in seguito darà origine al mito delle streghe.
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Il Fauno è una divinità romana, e il suo ambiente naturale era il bosco. Lì suonava il suo flauto e corteggiava le ninfe. Ha tante somiglianze con il dio greco, Pan.
Il suo nome, in greco, significa “tutto”, ed è forse per questa ragione che Pan, pur non facendo parte degli dèi dell’Olimpo, era spesso visto dai filosofi come una sorta di divinità universale, un demone presente in ogni manifestazione della natura.

Nella coscienza collettiva greca Pan era conosciuto come dio dei campi e delle greggi, un esuberante uomo-capro che vagava per i boschi suonando, danzando e tendendo agguati amorosi alle ninfe. Bonario e generoso verso i pastori, può però rivelarsi molto pericoloso, trasformandosi in un irrequieto demone delle foreste che terrorizza ninfe e viandanti suscitando in loro il cosiddetto “timor panico”. Veniva considerato bonario e generoso verso i pastori, che però poteva rivelarsi molto pericoloso, trasformandosi in un demone delle foreste che terrorizza ninfe e viandanti.

Il latino Fauno, Dio dei boschi e del bestiame, dei pastori e dei cacciatori, era descritto dagli antichi come un ibrido tra uomo e capra, con il volto grinzoso e barbuto, due corna sulla testa, il petto villoso e le zampe da caprone. Agilissimo e molto veloce, trascorreva gran parte del suo tempo a zonzo per i boschi, portando le greggi al pascolo, allevando api e aiutando i cacciatori a snidare le prede.

Simili a Pan per aspetto e abitudini, i Satiri erano i mitici componenti della corte di Dioniso, esseri semiselvaggi che scorrazzavano per i boschi insidiando ninfe intimorendo tutti coloro che incontravano. In genere erano raffigurati come esseri umani con degli attributi animaleschi (le orecchie appuntite da equino, le piccole corna, la coda da cavallo o da capro, il fallo eretto). Erano amanti del vino e dei piaceri orgiastici, i Satiri non perdevano l’occasione di ubriacarsi e avevano, come Pan, una vera passione per la musica: sapevano suonare quasi tutti gli strumenti.

Altre creature fantastiche dei boschi erano i Sileni, nati dagli amori di Ermes con le ninfe dei boschi o, forse, con le Naiadi. Associati da sempre al corteo di Dioniso, erano come i Satiri di natura divina ma non immortali, si rendevano spesso protagonisti di risse e aggressioni nei confronti di ninfe e dee (tra cui Era e Iride). Uno di essi, Sileno, assunse nella mitologia greca un risalto particolare, tanto da venire indicato come l’educatore del piccolo Dioniso.

Dopo la fine di Roma, la figura del dio Pan andò sempre più confondendosi con quella di satiri e fauni. Tuttavia la sua individualità non fu del tutto cancellata, se pittori come Luca Signorelli, Nicolas Poussin e Jacob Jordaen vollero dedicargli propri dipinti. In campo letterario, Pan compare nel poema Arcadia di Jacopo Sannazaro e in molte liriche bucoliche dei membri dell’Accademia dell’Arcadia.

L’immagine nei dipinti del bosco come la intendiamo oggi è un’invenzione del Rinascimento, quando gli artisti, sull’esempio di Leonardo, osservano la natura in modo diretto e non soltanto in modo simbolico e stilizzato.
Il bosco fa parte del paesaggio ma la sua dimensione autonoma avverrà solo nel Seicento. Prima lo si può scorgere qua e là, magari attraverso particolari estrapolati da opere di contenuto sacro, mitologico, più raramente profano.

Mi piace citare queste due opere di Rubens come esempi di raffigurazione della magia dei boschi.
Le rappresentazioni di boschi nell’approccio al paesaggio di Peter Paul Rubens (Siegen, Renania, 1577- Anversa, 1640) sono particolarmente colte e virtuosistiche tanto che nelle sue raffigurazioni di Caccia al cinghiale, tema che affronta in almeno due versioni di grande formato, una a Dresda (Gemaldegalerie) l’altra a Madrid (Museo del Prado, qui riprodotta). Lo scontro tra i cavalli e l’animale ormai braccato (facile è l’allusione al cinghiale calidonio mandato dalla gelosia di Ares ad uccidere Adone, del quale si era innamorata Venere) viene reso con straordinaria forza ed energia, e di certo Rubens in questo dovette molto allo studio della celebre Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci di cui ha lasciato una copia divenuta celebre.
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Altro dipinto, sempre di Rubens, di una suggestiva foresta, filtrata dai raggi del sole al mattino, che non è solo di sfondo ma diventa la foresta stessa protagonista del quadro è la Caccia al cervo (1635)
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IL BOSCO
O vecchio bosco pieno d'albatrelli,
che sai di funghi e spiri la malìa,
cui tutto io già scampanellare udìa
di cicale invisibili e d'uccelli:
in te vivono i fauni ridarelli
ch'hanno le sussurranti aure in balìa;
vive la ninfa, e i passi lenti spia,
bionda tra le interrotte ombre i capelli.
Di ninfe albeggia in mezzo alla ramaglia
or sì or no, che se il desìo le vinca,
l'occhio alcuna ne attinge, e il sol le bacia.
Dileguano; e pur viva è la boscaglia,
viva sempre nè fior della pervinca
e nelle grandi ciocche dell'acacia.

(Giovanni Pascoli)





Fonti:
compiuto.fandom.com/it/wiki/Prima_lezione
mitologia-mythos.blogspot.com/2012/05/pan-fauno
www.eniscuola.net
www.romanoimpero.com/2010/06/culto-di-fauno-e-fauna
www.selviturismo.com/cms/boschi-e-foreste-in-italia/
it.wikipedia.org/wiki/Bosco
www.treccani.it/enciclopedia/bosco
www.agraria.org/coltivazioniforestali/funzioniboschi
nonsempreoliosutela.blogspot.com/2013/01/
Anna Zacchetti