ZINO PENSIERO: UNA NOVELLA POSTUMA DI PIRANDELLO
E così alla fine spunta fuori ancora una novella postuma di Luigi Pirandello!

Riccardo Castellana, professore di Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Siena, l’ha trovata pubblicata sull’«Idea Nazionale» il 28 febbraio del 1917.
Le “Novelle per un anno”, che alla fine, nonostante l’intenzione dello scrittore, non raggiunsero il numero canonico di 365 (anche conteggiando quest’ultima novella), costituiscono un corpus poco studiato dello scrittore agrigentino.

Ma già lo stesso Sciascia, profondo conoscitore dell’opera pirandelliana, consigliava di leggere con attenzione le novelle, perché le giudicava molto interessanti per pluralità di temi e per varietà stilistiche.
Questa novella è intitolata significativamente “Alla salute” e coglie un momento particolare della storia italiana: quello della partecipazione alla Grande guerra, che produsse effetti disastrosi sulle condizioni economiche e umane dei cittadini italiani.

Anche lo stesso Pirandello ebbe a subire conseguenze di tale clima impazzito se dovette gestire con somma preoccupazione sua ed in particolare della moglie Antonietta (non ancora ricoverata) la scelta del figlio Stefano di partecipare alla guerra come volontario.
Lo stesso scrittore, poi, dovette impegnarsi a favore del figlio che fu fatto prigioniero.

In questa novella Pirandello, in linea con le scelte politiche del giornale sul quale la novella fu pubblicata “L’idea nazionale” di Enrico Corradini, svolge un ruolo propagandistico indiretto a favore della stessa guerra e della relativa raccolta dei fondi.
Lo stato italiano aveva lanciato una campagna pubblicitaria per l’acquisto da parte dei semplici cittadini dei titoli che facevano parte del quarto prestito nazionale.

I fondi ricavati sarebbero stati spesi per sostenere le spese della guerra. Una prospettiva di questo genere susciterebbe – oggi – grandi proteste!
Pirandello si sofferma a descrivere la massa dei cittadini che si accalcano davanti agli sportelli delle banche per ritirare le cedole del precedente prestito e per impegnare i fondi racimolati per aderire al quarto prestito.

Non manca anche in questa novella una utilizzazione ostile delle caratteristiche fisiognomiche di un dato personaggio, che è oggetto di astio da parte dell’autore, come succede in tante altre novelle.
Questa procedura di esternazione dei sentimenti dell’autore è frequente nelle novelle, nelle quali la brevità della narrazione deve necessariamente contenere rapidi cenni all’aspetto fisico che l’autore spesso deforma trovando analogie con alcuni animali.

In questa novella l’elemento perturbante si incentra su una donna, che sbandiera ai quattro venti due sue caratteristiche: un titolo che vale duecentomila lire (una cifra consistente a quei tempi!) e “un grosso porro peloso, animato da un tic, che certo le si soleva destare nei momenti di più fiera irritazione”.
Il porro consolida l’aspetto ripugnante della donna, come è anche irritante la sua alterigia borghese di essere proprietaria di un titolo consistente, mentre tutti gli altri latori di titoli sono piccoli risparmiatori che ricevono ed offrono modeste cifre.

In particolare un vecchietto subisce l’aggressione verbale della donna del porro, che aleggia nel testo come un insolito elemento perturbante. Il narratore alla fine prende le difese del povero vecchietto e sfoga la sua repressa irritazione contro la donna del porro.
Ne nasce una contestazione furibonda, sostenuta da grida e da rimproveri, conclusasi con unanimi consensi tra i presenti. Il narratore vorrebbe, alla fine, sostenere che il sentimento patriottico più sincero è quella dei piccoli risparmiatori, non certo quello roboante e altezzoso della portatrice del porro.

Pirandello, insomma, anche in questa novella non può fare a meno di ribadire le sue simpatie verso quella guerra che lui considerava come la continuazione del Risorgimento.
Per questo motivo mostra di incoraggiare la raccolta-fondi ed individua un sincero sentimento patriottico nei piccoli risparmiatori.



(Apparso anche in Internet e Su La Sicilia del 14 maggio)
Zino Pecoraro