TROTE AUTOCTONE NEL TIGULLIO
FIPSAS e FIMA da oltre 10 anni lavorano per ripristinare il ceppo antico della Fario nel Tigullio
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Ad un passo dal mare, alle spalle di Chiavari da qualche anno si può incontrare la trota autoctona, grazie al lavoro ormai decennale della ASD FIMA Chiavari e dei suoi Soci, che con tanta passione conducono il piccolo incubatoio FIPSAS di Mezzanego.

Un lavoro certosino che ogni anno inizia con il gelo di febbraio e si conclude nelle torride giornate estive quando all’alba i volontari con zaini secchi ed ossigeno risalgono gl’impervi sentieri montani degli alti monti della valle Sturla.

Tutto questo si è fatto anche quest’anno, tra pandemia e blocchi della circolazione, si è riusciti comunque a far nasce e crescere le nostre trote nel piccolo ma molto funzionale incubatoio di valle di Mezzanego.

In questi giorni “assolati”, muovendosi all’alba, si sono portate nei tratti definiti (da incartamenti regionali ufficiali) le trotelle 4-6 cm, svezzate prima nei trogoli poi spostate nelle vasche di cemento per accrescerle e prepararle alla vita in libertà.

Sane, perfette, vispe e “selvatiche” come devono essere le vere trote; dal secchio alla valle in un lampo sparite, nascoste in tana come fa la vera regina dei nostri torrenti, un piccolo rumore o riflesso e sparita d’incanto per uscire dopo molte ore.

Mediterranea si nasce e si cresce con quel dna, non si cambia in vasca, non si fa amicizia con l’uomo, si è schivi, rustici, diffidenti sino al “midollo”. Sapere che c’è e non riuscire a vederla mai è tutto detto, da uno che sa che in tale pozza ce l’ha messa, li è cresciuta dopo 6 anni, immortalata solo grazie alla “fototrappola”, con il gelo, con la neve, con le piene, con le siccità, li è, quella buca è sua, si sposta solo per riprodursi, ma poi torna lì nella sua tana……

Questo fa la nostra antica trota, lo potrà testimoniare chi ha vissuto molte primavere più di me, che ha passato giorni nelle valli di montagna, che ha catturato tante trote e tra queste qualche pescione particolare a cui ha dedicato giorni mesi anni per fregarlo, magari poi rilasciato a mo di sfida per vedere chi è più furbo……
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La trota fario mediterranea, anche conosciuta come macrostigma, sarebbe la nostra vera trota che un tempo ormai lontano si autososteneva, riproducendosi spontaneamente e diffusamente distribuita anche nei più piccoli riali, è stata però in questo ultimo mezzo secolo sostituita dal ceppo atlantico, immesso a pieni mani dalla Provincia in tutti corsi idrici da avannotto, trotella e poi da pronta pesca, con il risultato di estinguere il vecchio ceppo, tra l’indifferenza o meglio l’ignoranza della massa che non ne distingueva le differenze, ed ancora oggi molti se non quasi tutti i pescatori o comuni cittadini non distinguono la fario atlantica dalla mediterranea, vedono i puntini rossi, x cui si accontentano di classificarla come fario, per marcarla nel tesserino delle catture, e cuocerla in padella.

Ma appunto la fario mediterranea risponderebbe a precise leggi emanate dall’Unione Europea a preservazione e tutela dei ceppi originali; mentre le specie alloctone, come appunto la fario atlantica, il salmerino e l’iridea, allevate per motivi commerciali in impianti intensivi, e originate da vari incroci di ceppi americani, per aumentarne la crescita, con minor costi e tempi di gestione, e conseguente incremento di produzione, a detta degli esperti ittiologi, oltre al rischio di creare ibridi, pesano sull’ecosistema anche per le esigenze di accrescimento e conseguente continua ricerca di cibo.

Tra le altre cose la fario mediterranea, si adatta meglio alle caratteristiche dei nostri corsi d’acqua, violenti e turbolenti nei mesi piovosi, carenti d’acqua e poveri di cibo nei mesi estivi, la nostra trota riesce a sopravvivere anche in pochissima acqua o nello stillicidio nascondendosi tra la sabbia del fondo, quasi cadendo in semi letargo, da qui una ridotta crescita, a tal punto che in tre anni spesso raggiunge malapena i 20 cm pur essendo adulta e matura x la riproduzione.

Da qui ricordiamo che le nostre antiche trote, figliavano già a 16 cm e la misura minima di cattura decenni fa era di 18 cm.
Per cui se si vanno a sviscerare gli argomenti e le conseguenze dell’introduzione dei ceppi atlantici, vado a ricordare che nell’era “Briano” la Provincia di Genova ha imposto innalzamento della misura minima della fario a 22 cm, proprio perché il veloce accrescimento dei ceppi atlantici non giustificava la maturazione sessuale, ossia una trota atlantica a 18-20 cm ci arriva il secondo anno di vita, ma non è matura sessualmente perché avviene il terzo anno, da qui l’innalzamento della misura minima di cattura a 22 cm (in Aveto-Trebbia 25 cm per pareggiare con Piacenza).

Oggi l’argomento “alloctono” o meglio “specie aliene” riempie pagine di giornali e siti internet, per cui lo spauracchio del blocco delle immissioni di pesce di allevamento in Liguria è purtroppo vicino alla realtà, gli ambientalisti ed animalisti che hanno vinto il ricorso al TAR impugnando alcuni articoli della LR/2014 stanno facendo festa, ma hanno ben poco da festeggiare, perché in certe acque degradate presto corriamo il rischio di non vedere più una pinna, proprio perché battagliare sulla immissione di un pesce allevato pronta pesca per scopi turistici, dimenticando o facendo finta di non vedere il degrado di certi corsi d’acqua prosciugati, inquinati, devastati dalle ruspe, lascia molto perplessi, ed è troppo facile pensare che vi siano altri scopi e interessi dietro questa inutile presa di posizione contro la Regione e contro i pescatori……quegli stessi pescatori che sono le vere sentinelle dei fiumi, pronti a salvare i pesci che rischiamo la morte per i prosciugamenti degli acquedotti (vedi torrente Lavagna tra Calvari e Carasco) o piccoli rivi resi secchi da derivazioni idroelettriche (vedi torrente Neirone parte alta, e molti altri piccoli affluenti spesso invisibili ai più), oppure la battaglia non ancora vinta contro gli uccelli ittiofagi, che gli animalisti proteggono a scapito dei poveri pesci (questi sono esseri viventi solo quando gli conviene).

Ma dimenticandoci per il momento l’argomento immissioni pronta pesca e il degrado voluto dall’uomo dei nostri torrenti, andiamo ad approfondire quanto la FIMA Chiavari sta portando avanti da almeno un decennio, ossia da quando nel 2009 la Sezione FIPSAS di Genova ha ristrutturato e riattivato l’incubatoio di valle di Mezzanego, con l’aiuto finanziario di vari Enti pubblici, Fondi Carige, Comune Mezzanego e FIPSAS stessa.
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Una ristrutturazione che è ripartita dalle fondamenta, rifacimento del tetto e delle vasche interne, ripristino ed impermeabilizzazione del canale di presa delle acque del Mogliana e tanti piccoli ma importanti lavori di idraulica, tutto con manodopera volontaria dei Soci FIMA. A febbraio 2009 l’inaugurazione con la messa a dimora di un primo piccolo quantitativo di uova di fario mediterranea circa 100.000. Già dal primo anno con l’aiuto di ittiologi esperti, la schiusa ha generato pari prodotti con avannotti che in parte (circa 50.000) dopo 30 giorni sono andati a ripopolare alcuni piccoli ruscelli affluenti dello Sturla. Poi tra maggio e luglio la seconda fase con la semina del rimanente di trotelle 4-6 cm.
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Tutto questo si è ripetuto nell’ultimo decennio, mantenendo volutamente un quantitativo sempre contenuto tra 100.000 e 300.000 uova fecondate, gestendo le quantità con semine condivise prima con la
Provincia di Genova, ora con la Regione, tramite progetti pianificati a tavolino con ittiologi e funzionari. Un
lavoro attento e certosino, prima di preparazione, poi di esecuzione.
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Come in alcune valli all’interno del Parco dell’Aveto, dove l’aiuto di un finanziamento europeo/regionale ci ha permesso di veder realizzato un progetto di studio del Dottor Luca Ciuffardi che prevedeva la sterilizzazione di una intera valle con la cattura del popolamento pre-esistente di ceppo atlantico, trasferito integro in altre valli individuate (fuori dai progetti di mediterranea) seguito da tre cicli annuali di introduzione di macrostigma, prima di uova fecondate con il supporto delle scatole Wibert (tratto alto), poi immettendo avannotti con sacco vitellino semi assorbito (medio alto), mentre nel tratto medio basso trotelle 4-6 cm, da ripetersi x tre anni. Il quarto e quinto anno oggetto di campionamenti per stabilire il grado di crescita e distribuzione.

Oggi in tale valle campione possiamo dire che il popolamento troticolo mediterraneo è ampiamente distribuito con numerosi riproduttori che possono essere catturati per la spremitura. Preciso che questa valle come altre ugualmente gestite sono chiuse alla pesca e così resteranno blindatissime e video controllate.
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Altri torrenti invece sono aperti alla pesca, ma ricevono comunque vari cicli di immissione, avannotti alle sorgenti e trotelle 4-6 cm nei tratti medio-alti, annuali o bi-annuali, e nei corsi medio-bassi se ne possono apprezzare i benefici con non rare catture di trote mediterranee selvatiche e molto difficili (sempre che sappiate distinguerle come detto sopra).

Ma non ci fermiamo qui, parlando di futuro, il prossimo passo sarà l’accrescimento alla taglia di misura o quasi di misura. Ci sarà altro lavoro, ossia trovare spazi per il posizionamento di vasche di stabulazione ed accrescimento, sfruttando qualche derivazione irrigua o sorgente, e tanta passione e collaborazione dei Soci (anche per la donazione di terreni dove creare vasche).

Se questo sarà il futuro della pesca nel rispetto delle leggi, creeremo tanti piccoli allevamenti in valle, dove far crescere e riprodurre la nostra “trota di valle”… così nessuno ci potrà contestare che quelle trote non saranno autoctone.



A.S.D. FI.MA Chiavari – Via T. Groppo (foce Entella) Chiavari.
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Umberto Righi - Presidente A.S.D. FI.MA Chiavari - Comunicato stampa