ZINO PENSIERO - IL NASO CHE PENDE, IL NASO CHE SCAPPA: NASI IN LETTERATURA.
“-Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. – Niente, - le risposi, - mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo avverto un certo dolorino.

Mia moglie sorrise e disse: - Credevo ti guardassi da che parte ti pende. Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: - Mi pende? A me? Il naso? E mia moglie, placidamente: - Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.” (L. Pirandello, Uno, nessuno e centomila in Tutti i romanzi, vol. II, p. 739).

Vitangelo Moscarda, il protagonista del romanzo pirandelliano, commenta: “Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona.” (Ibidem).
La scoperta della insolita ed inaspettata conformazione del naso diventa una fondamentale discriminante della vita di Vitangelo Moscarda.

A catena emergono tante altre conformazioni relazionali sconosciute ed inaspettate che cambieranno la sua vita e il rapporto con gli altri, a partire dalla stessa moglie. Come avviene per il naso che lui per ventotto anni s’è portato appresso, credendolo di un certo tipo, così succede anche della sua identità in rapporto al proprio punto di vista e a quello degli altri.

Dalla osservazione del naso nascono pericolose ed inarrestabili conseguenze, che condurranno lo stesso Moscarda ad un lento, graduale isolamento, ad una forma di autodistruzione personale, familiare, sociale perfino economica, fino alla solitudine estrema, ad una panica simbiosi con la natura, senza luogo e senza tempo: “Io sono vivo e non concludo.

La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento; il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo.” (Op. cit., p. 901).

Dal naso pendente a destra alla fine della propria identità: suicidio sociale, familiare, economico. Rifiuto totale della vita costruita dagli uomini: tutte le tipologie delle forme. Il naso, di fatto, è il rivelatore di un disagio esistenziale immedicabile.
“Ficcò dentro le dita e tirò fuori un naso... Ivàn Jakovlèvic si sentì cascare le braccia; cominciò a soffregarsi gli occhi e poi tastò di nuovo: un naso, proprio un naso! e per giunta, a quel che sembrava, anche in un certo senso conosciuto. Lo spavento si dipinse sulla faccia di Ivàn Jakovlèvic.” (N. Gogol, Il naso).

La situazione è surreale e lo diventa ancora di più, quando Ivàn Jakovlèvic scopre che il naso appartiene all’assessore di collegio Kovalèv. All’assessore Kovalèv era successo alla mattina, appena sveglio, un inconveniente simile a quello di Vitangelo Moscarda o, forse è più corretto dire, che Pirandello riprese dal racconto di Gogol: “Kovalèv si stirò, ordinò di dargli un piccolo specchio che stava sul tavolo. Voleva guardare un foruncoletto che la sera prima gli era spuntato sul naso; ma, con suo sommo stupore, vide che al posto del naso aveva uno spazio perfettamente liscio!” (Gogol, op. cit.).

A questo punto nel racconto di Gogol il naso ha una sua apparente vita autonoma: vestito da capo della polizia, gira per la città ed è scortato dalle guardie del corpo e suscita nel povero Kovalèv un indicibile raccapriccio.

L’invenzione di Gogol continua ad essere esilarante, al punto che immagina un dialogo surreale tra Kovalèv e il naso.
Kovalèv impone al suo naso di ritornare nel suo abituale posto, ma esso non vuole saperne. “«Egregio signore...» disse il maggiore Kovalèv con tutto il sentimento della propria dignità, «non so come intendere le vostre parole... Qui tutta la faccenda, a quel che sembra, è perfettamente evidente... Oppure voi volete... Ma se voi siete il mio naso!»

Il naso guardò il maggiore e i suoi sopraccigli si aggrottarono alquanto.
«Vi sbagliate, egregio signore. Io sono per mio conto. Inoltre, fra noi non può esservi alcuna stretta relazione.
A giudicare dai bottoni della vostra uniforme, voi dovete prestar servizio in un'altra amministrazione.»” (Gogol, op. cit.). Alla fine, il naso torna al suo posto naturale, pur con altre, ulteriori difficoltà.

La letteratura comprende anche altri nasi che sono diventati famosi grazie all’impegno e alla fantasia degli scrittori. Pinocchio, l’immortale personaggio di Collodi, aggiunge prerogative suggestive e magiche al suo naso: l’organo è rivelatore delle sue bugie, che con noncuranza pronuncia spesso.

Il suo naso, in questo caso, si allunga. Anche il naso di Cyrano di Bergerac di Edmond Rostand appartiene con compiutezza ed originalità alla letteratura.

Come, alla fine, anche il presunto naso aquilino di Dante Alighieri.
Tutti ricordano la ricorrenza dei settecento anni dalla morte.
Ma nessuno dedica qualche riferimento al suo naso!




Apparso su facebook e su la Sicilia del 21 novembre.
Zino Pecoraro