luglio 2022
BREATH -
Libro di Roberto Pecoraro
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Roberto Pecoraro è un nostro affezionato lettore oltre che un amico, ha di recente pubblicato il libro di cui sopra, ottenendo lusinghiere recensioni dalla stampa specializzata.

Scrive Ivo Flavio Abela “Il rifiuto della letteratura : Pecoraro quasi si ribella vuole esprimersi tramite le parole, ma rivendica la libertà di usarle come crede”, e ancora “L’approdo alla lirica arriva presto: ampi stralci del testo passerebbero per poesia se solo fossero concepiti metricamente alla stregua di versi poetici… La strategia compositiva, le false partenze, le riformulazioni, i dubbi, le scuse al lettore per il modo di trattare le vicende l’abbandono del lettore stesso che ad un certo punto inizia a sentirsi un po’ disorientato... insomma Breath merita di essere letto per capire cosa sia possibile fare tramite la letteratura anche quando l’autore vuole rinunciarvi”

Roberto ci ha gentilmente concesso di riportare una pagina del suo romanzo e di ciò lo ringraziamo.


Una linea sottile in fondo al cielo, una voce inascoltata. Le parole,
le maledettissime parole. Da qui ricomincio. Dalle parole. Non c’è
notte che tenga, né paura. Dimenticare. Dimenticare per scrivere
qualcosa di vero. interrompo la scrittura del romanzo, così assurgono
a ruolo di visione i personaggi che avevo inventato. Ectoplasmi,
ciò che sono tutti i personaggi della letteratura. simulacri,
statue fissate nella miseria di chi scrive. Anestesie. Andrò avanti
senza sapere che fine faranno queste parole, senza immaginare un
lettore, senza pensare a un libro sugli scaffali. Libero di non piacere.
Vedo porte, una dietro l’altra, una dentro l’altra… e sogni
che si aprono al silenzio come boccioli. scorgo, in fondo a questo
teatro che è la mia testa, lo sguardo di un bambino che guarda da
dietro la finestra. Un declivio verde dove pascolano le pecore. Lo
guarda in ogni stagione; così la natura si fa complice della sua solitudine.
Questo è il mio primo ricordo: un bambino che guarda
da dietro una finestra. solo. come ora: un uomo che guarda da
dietro un foglio. solo. Nulla è cambiato, nessuna notte ha potuto
scalfire quello sguardo malinconico, né la vita l’ha intristito di più.
Farfalle bianche, erba, steli col fiore giallo che si possono succhiare.
Liberazioni. Vedo una donna che guarda il mare, che non conosce
speranza né cerca salvezza. si chiede com’è possibile che la sua
vita sia andata così; si chiede perché ogni cosa le stia morendo intorno.
il senso della morte che è nella natura! La morte ci circonda
e si svolge, esattamente come fa la vita. E noi, che le navighiamo
in silenzio dibattendoci come piccoli pesci nella rete. Frenetici.
Eccomi qui, o notte sconfinata! Eccomi qui, irriducibile silenzio.
Eccomi qui. Abbandonatemi, lasciatemi stare; cosicché io possa
ritrovarmi in ogni momento tra queste parole casuali, nell’abbraccio
caldo che dà speranza anche dentro la tragedia, sicurezza in
mezzo alla notte psichedelica del sogno. Musica. sento una musica
per le strade. il viale sta parlando una lingua sconosciuta. La luce
filtra attraverso i rami che chiedono l’inverno, per ricadere sull’erba
abbeverata dalla notte di plastica degli irrigatori. L’acqua scorre
sotterranea: nei canali, nelle fogne sotto il terreno. cerca uno
sbocco, senza saperlo, un mare dove provare a sfociare: uno scopo,
per miscelarsi alla fine con altra acqua. Un nonnulla, capirete! È
una compressione, una compressione inutile. Le acque sono compresse
tra i mari, noi restiamo compressi da questa vita assurda:
dai rumori, dalle ore di riposo che ci vengono rubate, dai numeri,
dalle parole. compressi dalla materia. Esattamente come i miei
personaggi resteranno compressi da questo tappo di scrittura, da
questa sospensione, da queste pagine lanciate contro il nulla. senza
fine, senza scopo alcuno. inchiostro che si libera dalla stilografica.
Nient’altro. Parole che sono silenzio desiderato, tempo recuperato,
riposo. Queste parole che ora sono come una grazia. sento una
mano che mi sfiora le tempie rendendomi il tempo che avevo perduto.
Queste parole sono la mia libertà, la mia liana lanciata tra
l’albero della materia e quello della piena consapevolezza. consumo
le boccette di inchiostro dentro le quali c’erano già le parole
di questo libro impossibile. Ho comprato una stilografica economica:
pochi soldi per scrivere le parole del mio ultimo lavoro.
Ostie, consacrate perché diventino il ponte verso me stesso, ciò
che unirà quello che le parole avevano diviso. Era tutto nascosto
dietro un enorme buco. Anime dentro l’anima, neuroni dentro
neuroni, scintille musicali. come il buio e l’arcobaleno. Esattamente
così. Diluvi, declivi interminabili. Voci nella pancia, nella
prima cellula dell’intestino, quando era unita al cervello prima che
iniziasse il lavoro di separazione che è la vita. silenzi, cerchi concentrici
e infiniti, ingorghi sudati, ruote. Ansia.


(Tratto da Breath per gentile concessione dell’autore).
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