luglio 2022
IL PRUGNOLO CHE IO CHIAMO "FANBURLAN"
Facendo una passeggiata con il mio cane in campagna, all’improvviso mi è apparso un grande arbusto che mi ha riportato la memoria agli antichi odori e sapori dell’infanzia. “Fanburlan” era il nome in dialetto cremonese che mia nonna dava a questa antica pianta dai frutti colorati e succosi che lei metteva in un grande vaso di vetro con dello zucchero per poi lasciarlo al sole per l’estate.
La pianta o cespuglio era il pruno selvatico.
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Il prugnolo selvatico o Prunus spinosa, è un’antica pianta arbustiva diffusa in tutta Europa. E’ originaria dell’Asia, nello specifico della zona del Caucaso, ma in seguito cominciò ad essere coltivato anche in Siria, principalmente a Damasco. Furono i Romani, verso il 150 a.C., ad introdurre nell'area del Mediterraneo questa specie, ma furono i Cavalieri della Prima Crociata a portarlo in tutta l’Europa intorno al 1200 d.C., dapprima in Francia, poi in Germania e nelle altre regioni.

Vista la sua lunga tradizione è noto con decine di nomi volgari, quali: pruno selvatico, strangolacane, susino di macchia, sgancio, strozzapreti, susino selvatico ecc.
Generalmente è un arbustivo-cespuglioso, anche se, con le adeguate potature gli si può dare la forma ad albero.
E’ una pianta longeva, infatti vive oltre i 60 anni, e può raggiungere altezze variabili a seconda dell’ambiente e della forma di crescita.

Appartiene alla famiglia botanica delle Rosaceae.
Ha un legno molto forte che veniva spesso adoperato in falegnameria artigianale per produrre piccoli attrezzi.
La corteccia è grigia scura, quasi nerastra mentre i rami, di colorazione inizialmente più chiara sul rossastro, sono sottili e molto spinosi.

Il pruno è uno dei primi alberi a fiorire in primavera. Produce tantissimi fiori bianchi che compaiono già nel mese di marzo, ancor prima delle foglie. La fioritura continua per tutto il mese di maggio.
Questo albero o cespuglio è una specie molto rustica, che non teme né il gelo né tantomeno il caldo.
Preferisce le esposizioni soleggiate, dalla pianura fino ai 1800 metri in montagna. Non ha neanche grosse esigenze di terreno, gradendo i suoli argilloso-calcarei.

L'albero del pruno ha la tipica forma ad ombrello o ad alberello, di medie dimensioni: da 3-4 fino a 6-8 metri d’altezza secondo la varietà.
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Lo ritroviamo ai margini dei boschi, dei campi incolti, in mezzo ai roveti, in luoghi sassosi. Ma non è raro trovarlo anche nei terreni aridi o nei vigneti abbandonati.

Il Prunus affonda le lunghe e tenaci radici nel terreno sino a formare una larga rete che trattiene il suolo e lo affranca, contrastando così l’azione della pioggia, soprattutto lungo i pendii e le scarpate in forte pendenza, dove è più frequente il fenomeno dell’erosione.

I frutti, di colore giallo, rossastro o violaceo, ovali o sferici, si raccolgono da giugno a ottobre, con la possibilità di ottenere fino a cinque raccolte.

Anticamente al prugnolo selvatico venivano attribuite influenze magiche. Si credeva che nell’intreccio dei suoi rami vi fossero custoditi il bene e il male. Avere un prugnolo, con la sua dote di spine, significava proteggere l’abitazione dal fuoco e dai fulmini e gli abitanti della casa dalle malattie.

Nel cortile c’è un susino,
Quant’è piccolo, non crederesti.
Gli hanno messo intorno una grata
perché la gente non lo calpesti.
Se potesse crescerebbe:
diventar grande gli piacerebbe.
Ma non servono parole:
ciò che gli manca è il sole.
Che sia un susino, appena lo credi
perché di susine non ne fa.
Eppure è un susino e lo vedi
dalla foglia che ha.

(Bertolt Brecht)

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Fonti:
www.coltivazionebiologica.it/
www.giardinaggio.net/frutti/alberi-da-frutto/prunus-domestica.asp
universoalpino.com/pruno-selvatico



(foto Anna Zacchetti)
Anna Zacchetti

 
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