LA GUERRA E L'EFFETTO SULLE MERCI E SULL'AMBIENTE
Certo, molte anime belle si sono scagliate contro i fertilizzanti chimici, che rovinano l’ambiente, forse hanno nostalgia del buon vecchio letame, che anch’io conosco bene perché cresciuto con animali da cortile, vacca compresa. Ma la struttura della produzione agricola è cambiata, il letame degli allevamenti intensivi di bovini non basta, quello dei polli e dei conigli può essere usato in piccola percentuale, la fermentazione dell’umido dalle abitazioni può essere usato una volta sola, visto che contiene metalli pesanti e dal secondo utilizzo diventa un inquinante.
Vediamo quanti fertilizzanti produce la Russia, ostacolata dalle sanzioni e dal blocco dei porti baltici che non fanno più passare i treni russi.
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La potassa si estrae dalle miniere, si riporta la classifica.
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Russia e Bielorussia, alleata di Putin, producono insieme più del 1° che è il Canada.
Gli USA hanno proibito l’importazione di nitrati dalla Russia, da due anni, gli agricoltori statunitensi hanno protestato, inutilmente. I prezzi sono saliti ovviamente e saliranno ancora.
Riporto la mappa dei consumi per ettaro, anno 2013, ultimo disponibile.
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L’Italia è un medio consumatore ma se guardate Cina e India, capite perché tutti gli occidentali vanno a parlare con loro e perché loro son invece molto tiepidi.

Riprendo i dati sull’olio di girasole, Ucraina e Russia maggiori produttori al mondo, per questo i russi cercano di distruggere i semi in Ucraina, venderanno il loro olio di semi di girasole forse tramite contrabbando ma a prezzi migliori. Stiamo imparando come ci si può pagare una guerra.

Il principale sostituto è l’olio di palma, il maggiore produttore è l’Indonesia, dove è usato in cucina dalla popolazione. Il governo indonesiano ha prima detto “ne esporteremo un poco”. Dopo una settimana ci ha ripensato e detto che non voleva che aumentasse il prezzo per i propri cittadini, non esportiamo più. Il prezzo mondiale è schizzato in alto.

Dell’energia si è parlato molto, forse smetteremo di importare gas russo, dal quale dipendiamo per il 38,2% del totale nel 2021. Parlare dei rigassificatori, la cui costruzione è stata ostacolata furiosamente, senza sapere di cosa si trattasse, è stupido, sono solo 3, le navi rigassificatrici possono fare qualche punto percentuale.

La conseguenza certa sarà un peggioramento delle condizioni ambientali e della qualità dell’aria. Il carbone torna ad essere indispensabile, la filiera è pronta, mentre lo sviluppo delle rinnovabili e (per carità no) del nucleare, richiedono molti anni.

Sull’idrogeno, soluzione elegante, sono in corso esperimenti, nessuno fa previsioni serie. Provano a miscelarlo con il metano, lo vogliono ENI e Snam che hanno la rete di tubi e sono terrorizzati dall’idea che restino vuoti, ma siamo lontani dall’uso commerciale. So di un forno di lavorazione metalli alimentato direttamente ad idrogeno ma si vedrà come funziona.

Chi ci guadagna sicuramente? Lo shale-gas ha ora un costo di estrazione di circa 50 dollari, con il brent sopra i 100 è molto conveniente, gli USA sono pieni di shale-gas e stanno costruendo impianti e tubazioni per il trasporto a pieno ritmo. Se avete in cantina qualche tubo che non serve più, vendetelo negli Stati Uniti, pagheranno bene.

Possiamo fare alcune facili predizioni. Con pochi fertilizzanti la produzione agricola per ettaro diminuirà, i prezzi di grano e riso e mangimi per animali aumenteranno, come gli altri cibi. Il danno maggiore sarà per i paesi poveri, ovviamente, quindi più morti per fame. Molti di più di quelli che stanno morendo in guerra, questi sono solo dei poveri cristi che ci mostrano ma i veri danni arriveranno.
Folco de Polzer