BIOMASSE
Dopo il solare e l’eolico vediamo di capire quale ruolo gioca oggi tra le rinnovabili l’utilizzo delle biomasse nella produzione di energia e per il riscaldamento domestico.

Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) il legno è la prima tra le energie rinnovabili e la seconda fonte di riscaldamento per le famiglie italiane.

Nel 2020 si contavano circa 8,3 milioni di impianti di riscaldamento a biomasse quali legno, pellet e cippato, di cui il 75% a legna, 25% a pellet, marginale il ruolo del cippato.

La filiera legno-energia vanta un giro di affari di 4 miliardi di euro, con 14mila aziende che occupano 72mila addetti (43mila diretti e 29mila nell’indotto), inoltre si segnala che il 70% degli apparecchi a pellet in Europa è progettato e costruito in Italia.
Sempre secondo AIEL, si consumano 11 milioni di tonnellate di legna da ardere, circa 3,2 di pellet e 1,3 di cippato.

Dati che posso stupire giacché l’uso della legna nelle zone urbanizzate è marginale, ma nelle zone periferiche, nelle piccole città e nei paesi, più del 20% delle famiglie si scalda con la legna e in molte zone collinari e montane è il combustibile più usato.
Riferendosi alle biomasse è indubbio che si tratti di fonti rinnovabili, ma quando si passa ad analizzare i “prezzi ambientali” che si devono pagare con il loro uso, ovvero la qualità o quantità di emissioni, il discorso cambia!

Secondo alcune fonti durante la combustione dalla legna si liberano, inquinanti in quantità 10-100 volte superiori a quelle degli apparecchi alimentati a metano, solo le emissioni di ossidi di azoto sono confrontabili a quelle prodotte da impianti a gas ed a gasolio.

“Dove c’è fuoco c’è fumo, le emissioni dal riscaldamento domestico con legna” è il titolo di uno studio condotto da European enviromental bureau (Eeb), la più grande rete europea di organizzazioni ambientaliste insieme con la danese Green transition.

Secondo l’EEB European Enviromental Bureau “il riscaldamento domestico a base di legna (e carbone) in piccole stufe e caldaie emette circa la metà di tutto il particolato fine e il nerofumo (la polvere nera prodotta in prevalenza dal carbonio) all’interno dell’Unione Europea”.

Tra tutte le fonti di produzione di calore, spiega lo studio, “la combustione di legname domestico è l’inquinante peggiore, causando i costi sanitari più elevati”.
Secondo questa fonte, quindi, legna e pallet sono irrimediabilmente bocciati.

Sempre a questo proposito Luca Re per “Quale energia.it” ha chiesto a due esperti dell’ENEA (Giacobbe Braccio, responsabile della divisione Bioenergia, Bioraffineria e Chimica Verde, e Francesco Cappello, responsabile dei laboratori di Consulenza Energetica del Sud Italia) se l’uso di legna e pallet è una soluzione a basso impatto ambientale.

La risposta è stata che “molto dipende dalla qualità dei combustibili utilizzati e dalle tecnologie. Per gli apparecchi di riscaldamento domestico a biomassa, da qualche anno, esistono tecnologie costruttive, valori di efficienza e criteri di certificazione che sono già in grado di ridurre notevolmente le emissioni, portandole a ordini di grandezza quasi comparabili con quelli delle caldaie a gas, va poi tenuto in considerazione il fatto che, grazie al ciclo naturale, l’uso della biomassa comporta un’immissione netta di anidride carbonica certamente inferiore rispetto a quella del metano.…”

Va poi ricordato che In generale, gli apparecchi a pellet vantano alcuni punti percentuali in più di efficienza energetica, rispetto a quelli a legna, cosa che si ripercuote anche in una riduzione delle emissioni.

…Inoltre è preferibile scegliere combustibili certificati in Classe A1 che garantisce l’uso di materiale legnoso di primo taglio, vergine, non trattato cioè con prodotti chimici e con un residuo di ceneri inferiore all’ 1%, possibilmente allo 0,7%.”.
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Se ampliamo lo sguardo all’intero mondo è opportuno ricordare che l’uso delle biomasse non può essere considerato tra le cause dei fenomeni di deforestazione giacché questi dipendono, per lo più, dall'agricoltura intensiva, dalla pastorizia e dalle industrie dell'arredamento.

La legna utilizzata per il riscaldamento, se vengono seguite le corrette procedure, è quella che proviene dal governo dei boschi, funzionale tra l’altro al mantenimento del verde ed al naturale rinnovamento dei boschi.

Tornando a noi dobbiamo ricordare che il patrimonio boschivo italiano gode di buona salute, attualmente, boschi e foreste coprono circa un terzo dell'intera superficie del Paese, pari a circa 9 milioni di ettari, di questi, solo un terzo sfruttato economicamente (soprattutto per legna da ardere, che costituisce da sola circa il 60% del consumo. Secondo poi l'Ufficio Statistica del Corpo Forestale dello Stato (oggi Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari), la massa boschiva italiana aumenta di circa 30 milioni di mc all'anno.
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Per quanto riguarda il cippato si ricorda che è legno ridotto in scaglie, con dimensioni variabili da alcuni millimetri a qualche centimetro, prodotto a partire da tronchi e ramaglie attraverso la cippatrice, e che può essere utilizzato come combustibile o materia prima per processi naturali e/o industriali.

Per quanto attiene al sistema normativo, in particolare quello incentivante, come spiega Andrea Ballocchi, su Infobuildingenergia.it intervistando alcuni esperti dell’AIEL, il grande successo che stanno avendo gli interventi legati al Superbonus 110% consentirà, tra l’altro, l’implementazione di nuovi impianti e la sostituzione di quelli vecchi meno performanti.

Incentivi diretti, dal 40% fino al 65% della spesa sostenuta per la sostituzione di vecchi impianti, sono inoltre previsti con il cosiddetto “Conto termico” promosso dal GSE (Gestore servizi energetici) che è una società per azioni italiana, interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, alla quale è attribuito l'incarico di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica.

“Il Conto Termico incentiva interventi per l'incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni. I beneficiari sono principalmente le Pubbliche amministrazioni, ma anche imprese e privati, che potranno accedere a fondi per 900 milioni di euro annui, di cui 200 destinati alle PA.

Nel febbraio di quest’anno, il Conto Termico è stato rinnovato rispetto a quello introdotto dal D.M. 28/12/2012. Oltre ad un ampliamento delle modalità di accesso e dei soggetti ammessi (sono ricomprese fra le PA anche le società cooperative sociali e le cooperative di abitanti), sono previsti nuovi interventi di efficienza energetica. E' stata inoltre rivista la dimensione degli impianti ammissibili e snellita la procedura di accesso diretto per apparecchi con caratteristiche già approvate e certificate…

Inoltre lo scorso 30 novembre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.lgs. 199/2021, che ha recepito la Direttiva europea Energie Rinnovabili nota come RED II che, coerentemente con gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050, definisce gli strumenti, i meccanismi e gli incentivi necessari a rispettare i target di aumento della quota di energia da fonti rinnovabili, disciplinando anche alcune misure nell’ambito dell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), in conformità con il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) “.

In conclusione, molto dipende dalla esistenza di boschi di prossimità, dalla raccolta sistematica e corretta di arbusti e legname residuo dei processi produttivi, dall’utilizzo di impianti di nuova generazione, dall’utilizzo di pallet certificati.

Se, come sembra, ci stiamo muovendo in questo senso, l’utilizzo delle biomasse sta diventando una modalità ambientalmente corretta e capace di aumentare la indipendenza dei singoli e del sistema Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero.

Fonti:
infobuilding.it,
il sole 24ore.com,
tuttoambiente.it,
qualenergia.it,
snpaenergia.it,
alfredoneri.com,
aielenergia.it, gse.it,
Wikipedia.
Sergio Saladini