DI NECESSITA', VIRTU' (2)
Ci siamo occupati in precedenza di alcune interessanti realizzazioni legate allo sfruttamento dell’energia solare, vediamo alcune realizzazioni o studi avanzati, mirati sempre al riuso ed al risparmio energetico.
La multinazionale turca Deveci Tech sta sperimentando una turbina eolica ad asse verticale che, posizionata in mezzo alle strade, è in grado di generare energia elettrica pulita sfuttando lo spostamento d’aria prodotto dal passaggio dei mezzi di trasporto.
Enlil è il nome di questa realizzazione che, singolarmente, potrebbe generare 1 KW all’ora di energia elettrica. Il meccanismo è semplice ed ingegnoso. Azzerata la forza d’attrito attraverso alcuni cuscinetti a sfera consente a pale eoliche di muoversi e rotare anche in prseenza di uno spostamento di aria minimo, quindi non solo al passaggio di camion e autobus, ma anche solo al passaggio delle biciclette.
“Per questo può essere piazzata anche su strade non particolarmente trafficate, in campagna o nei pressi di una spiaggia. L’azienda dichiara che queste speciali turbine eoliche verticali potrebbero essere piazzate anche sui tetti di palazzi e grattacieli. Oltre a produrre energia, la Enlil ha dei misuratori interni che le permettono di tenere monitorate anche : umidità dell’aria, livello di CO2, la temperatura esterna e registrare informazioni sul movimento tellurico e quindi sui terremoti. Innovativo è anche il sistema di trasmissione dei dati che funzione con tecnologie di tipo Iot (Internet of things). Per una piena sicurezza l’impianto verrà realizzato con soluzioni antisismiche, così da rimanere stabile sull’asfalto e resistere a terremoti”.
Al momento la turbina è al test su alcune autostrade di Istanbul come parte di un progetto della Istanbul Technical University.”
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Fonti:
Youtube,
anteritalia.org

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Europa ed Italia sono fortemente impegnate nello sviluppo di tecnologie legate all’idrogeno pulito, in particolare di idrogeno verde, ovvero prodotto unicamente con l’ausilio di energie da fonti rinnovabili.
“ Purtroppo, l’idrogeno è sempre legato ad altri elementi come l’ossigeno (acqua) o il carbonio (idrocarburi) e per separarlo occorre parecchia energia, il che rende al momento problematico il suo utilizzo su vasta scala. In effetti sarebbe necessario creare una catena del valore che, partendo da scelte politiche in primo luogo, a cascata creerebbe le condizioni per attrarre investimenti e di conseguenza diminuzione dei costi di produzione.
Sono decine i metodi di produzione dell’idrogeno, quello classico …è l’elettrolisi, cioè la separazione di idrogeno e ossigeno dall’acqua tramite corrente elettrica. Se questa elettricità proviene da fonti rinnovabili avremo il cosiddetto idrogeno verde, idrogeno grigio se si utilizzano combustibili fossili, idrogeno blu se la produzione avviene da combustibili fossili ma nel contempo viene sequestrata e stoccata la CO2 prodotta nel processo.
Il sistema più in uso oggi è l’estrazione dell’idrogeno dal metano CH4 attraverso il reforming a vapore che purtroppo genera anche CO2. In ogni caso, le tecnologie ci sono a tutti i livelli (produzione, distribuzione e utilizzazione).
Si tratta di ampliare la scala di diffusione in modo da rendere questa preziosa risorsa conveniente anche economicamente.
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Nell’ambito della UE è da segnalare l’attività dell’European Clean Hydrogen Alliance che ha lo scopo di sostenere la diffusione su larga scala di tecnologie dell’idrogeno pulito. Istituita nel luglio 2020, la European Clean Hydrogen Alliance fa parte delle azioni della UE atte ad accelerare la decarbonizzazione in linea con i suoi obiettivi in materia di cambiamento climatico….
Al fine di raggiungere gli obiettivi di transizione energetica previsti nella Missione 2 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stati fissati programmi di investimento e ricerca sulle fonti di energia rinnovabile, oltre a investimenti per il potenziamento delle principali filiere industriali interessate dalla transizione ecologica. Al suo interno merita un approfondimento la voce riguardante lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, un mercato nuovo e dal grande potenziale per un paese come l’Italia, da sempre leader nelle tecnologie della filiera Oil&Gas”….
La gran parte della meccanica italiana – afferma il presidente di Anima Confindustria, Marco Nocivelli – è in fibrillazione per le direttive del PNRR che parlano di “incentivare la transizione verso l’idrogeno”, ma sarà fondamentale il passaggio del Piano dai criteri generali alla fase applicativa, sia nei singoli bandi sia nell’aggiornamento della legislazione e dei processi autorizzativi. È necessario che questi meccanismi di supporto agiscano sia dal punto di vista dell’offerta e della domanda finale di idrogeno, sia sullo sviluppo industriale delle tecnologie a queste connesse, considerando l’integrazione nel sistema energetico complessivo, e ragionando in ottica di efficienza e sostenibilità economica sul medio e lungo periodo. Oggi la forte spinta innovativa sulle tecnologie richiede un supporto neutrale ed intelligente, per non disperdere le risorse da un lato, ma lasciando la possibilità di trovare nuove soluzioni più efficienti per un mercato ancora nuovo, senza preconcetti e scelte a tavolino. Anima sta dialogando già da tempo con enti e istituzioni per la definizione di una strategia per lo sviluppo dell’idrogeno in Italia, e di come declinarla poi nella realtà industriale”.
Oggi già si inizia, nei piani di incentivazione, a menzionare anche la parte della filiera tecnologica e della componentistica. Come afferma Marco Nocivelli “Finora si erano considerate la parte iniziale (produttori) e la parte finale (offtakers) della filiera, ma tra questi esiste una connessione costituita da un insieme vastissimo di tecnologie, che è indispensabile al sistema e anch’esso richiede un eguale supporto”.

Fonte: infoimpianti.it

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Greenme segnala un importante esperienza di produzione di batterie innovative che utilizzano il Blu di Prussia (detto anche Blu di Berlino), un composto chimico a base ferrosa utilizzato fin dall’antichità come tinta per tessuti e per pitture e ora trasformato in un elemento chiave per la produzione di batterie agli ioni di sodio, più performanti e durevoli delle tradizionali batterie al litio e al tempo stesso meno inquinanti.
“ Il colosso statunitense Natron Energy, all’avanguardia nella produzione di batterie agli ioni di sodio, ha annunciato una nuova partnership con Clarios International, azienda che si occupa di produrre batterie a bassa tensione per la mobilità: l’obiettivo è quello di produrre le prime batterie agli ioni di sodio prodotte in serie….
Le innovative batterie prodotte da Natron non contengono litio, cobalto, nichel, rame o altri minerali solitamente presenti nelle tradizionali batterie al litio che, oltre ad essere particolarmente inquinanti, hanno visto aumentare vertiginosamente i loro prezzi in conseguenza delle tensioni geopolitiche in atto.
Prive di materiali oggetto di conflitto e dal prezzo instabile, le batterie Natron possono essere vendute nel tempo mantenendo un prezzo stabile. Inoltre, queste batterie non subiscono gli effetti dell’instabilità termica, il che le rende sicure per il trasporto e lo smaltimento senza rischio di incendio.
Sulla base dell’accordo stipulato con Natron, a partire dal 2023 l’impianto di Clarios Meadowbrook, nello Stato del Michigan, diventerà così il più grande impianto mondiale di batterie agli ioni di sodio. …
Attualmente, le batterie Natron vengono utilizzate per alimentare le reti delle telecomunicazioni, i server e i database. Le applicazioni future del progetto potrebbero arrivare ad alimentare anche veicoli elettrici e impianti di stoccaggio dell’energia”.


Fonti :
Natron Energy.
Greenme

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Un'altra interessante realizzazione riguarda Turbine galleggianti che però non sono costruite per intercettare i moti del vento ,ovvero le turbine eoliche, ma i flussi di marea.
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Un interessante articolo di Gianluca Riccio su futuriprossimo.it ci inforna che “La Baia di Fundy è una stretta striscia situata tra la Nuova Scozia e il Nuovo Brunswick, in Canada. Ed ospita le correnti oceaniche più potenti del mondo. Sino ad ora ma tutti i progetti sono falliti ma oggi, un’azienda scozzese , la Sustainable Marine, annuncia che i risultati ottenuti dalle sue turbine galleggianti potrebbero finalmente “domare” queste forze della natura.L’area della baia di fundy…
Questo braccio di mare forma una specie di imbuto largo circa 80 chilometri all’ingresso e termina in due strette estensioni:il bacino del Minas e l’Istmo di Chignecto.
Le maree che si verificano da quelle parti sono davvero estreme: la differenza di livello è di quasi 17 metri! Per due volte al giorno, “portano in giro” 115 miliardi di tonnellate d’acqua. Una quantità quattro volte più grande del flusso di tutto i fiumi del mondo messi insieme…. Secondo Sustainable Marine, queste correnti oceaniche potrebbero consentire l’estrazione di 7 gigawatt di energia, l’equivalente di 1000 grandi turbine eoliche offshore messe insieme. ….Il metodo studiato da Sustainable Marine comporta le turbine di marea: grandi turbine con pale che trasformano la corrente oceanica in energia elettrica.
Funzionano come una turbina eolica ma sfruttano la forza delle correnti invece di quella dei venti….
Un primo impianto sistemato al largo delle Orcadi, in Scozia, è attualmente la turbina galleggiante più potente del mondo. E presto una serie di progetti ben posizionati ricaverà dalla Baia di Fundy centinaia di megawatt all’anno”.
Non conosciamo quale sia la situazione delle correnti marine nel mediterraneo, ma una strada è stata aperta ed attende di essere sfruttata.

Fonte:
futuroprossimo.it
Sergio Saladini