ZINO PENSIERO - "E' VIRTU' SOVRA LA VIRTU' DISSIMULARE LA VIRTU'".
“...non dice che il saggio deve simulare.

Vi suggerisce, se ho ben compreso, che deve imparare a dissimulare. Si simula quello che non è, si dissimula quello che è.

Se voi vi vantate di ciò che non avete fatto, siete un simulatore. Ma, se voi evitate, senza farlo notare, di palesare appieno quel che avete fatto, allora dissimulate. È virtù sovra la virtù dissimulare la virtù.” (Umberto Eco, L’isola del giorno prima, p. 105).

In questo breve passo, tratto dal romanzo di Eco, con estrema e icastica semplicità si delineano le componenti proprie della simulazione e della dissimulazione. Il passo e la condizione psicologica ad esso sottesa si prestano ad essere attualizzati nella contemporaneità.

Viviamo in una società reale o mediatica in cui imperversano, sotto varie forme e con modalità equamente distribuite, la simulazione e la dissimulazione.

Se in un dibattito televisivo partecipano contemporaneamente un simulatore e un dissimulatore, l’esito di un eventuale scontro, o meglio (eufemisticamente!) confronto di idee, sarà di sicuro a favore del simulatore perché egli è indotto dalla sua stessa indole a vantarsi di quello che non ha o che non è. E, considerata la sua attitudine incline alla menzogna condita spesso da una verve espositiva accesa e roboante, egli, bugiardo e mestatore, avrà il sopravvento.

Solo orecchie ed occhi abituati a distinguere il vero dal falso, il reale dal supposto, potranno capire la verità e smascherare la bugia. Il dissimulatore, di solito, non ha doti eclatanti, e la sua discrezione, il suo tono rispettoso, la sua buona educazione potrebbero essere scambiati, da superficiali e disattenti spettatori, per debolezza di argomentazioni.

E questa conclusione aberrante trova la sua spiegazione nel fatto che, per fare spettacolo, ci vuole le physique du role; e la nostra società delle immagini si basa prevalentemente sulle apparenze: quella che, in genere, è detta virtualità.

Ma, questa situazione comunicativa e questa dialettica di argomentazioni trovano applicazione anche nella comune conversazione, quando gli animi si accendono e tutti diventano intolleranti. “…è biasimata da altro canto ed è odiosa la simulazione, ma è molto piú utile a sé medesimo; e quella realità giova più presto a altri che a sé.

Ma perché non si può negare che la non sia bella, io loderei chi ordinariamente avessi el traino suo del vivere libero e schietto, usando la simulazione solamente in qualche cosa molto importante, le quali accaggiono rare volte.

Cosí acquisteresti nome di essere libero e reale, e ti tireresti drieto quella grazia che ha chi è tenuto di tale natura: e nondimeno nelle cose che importassino più, caveresti utilità della simulazione, e tanto maggiore quanto, avendo fama di non essere simulatore, sarebbe più facilmente creduto alle arti tue.” (Francesco Guicciardini, Ricordi,104).

Guicciardini elogia l’uso episodico della simulazione che può essere utile solo se è adottata in pochi casi e da chi comunemente è ritenuto “libero e schietto”. Infatti, - sostiene – sono numerosi i vantaggi della pratica casuale della simulazione in quanto i destinatari della stessa sono abituati a dialogare con una persona, che ritengono onesta e corretta, e, quindi, non immaginano che possa trattarsi di simulazione.

In realtà, come è noto, Guicciardini nei suoi scritti consigliava di dirigere l’attenzione e gli sforzi verso il raggiungimento della meta, anche utilizzando mezzi poco leciti, come la simulazione “simulata”.

“Il particulare” guicciardiniano non conosce compromessi o pregiudizi di ordine etico: proprio nel campo della attività politica e della diplomazia non mancava di dare acuti consigli in tal senso.

“Io non so a chi dispiaccia piú che a me la ambizione, la avarizia e le mollizie de' preti; sí perché ognuno di questi vizi in sé è odioso, sí perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a chi fa professione di vita dipendente da Dio; e ancora perché sono vizi sí contrari che non possono stare insieme se non in uno subietto molto strano.

Nondimeno el grado che ho avuto con piú pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato Martino Luther quanto me medesimo …” (F. Guicciardini, op. cit., 28). In fondo, questo testo non può certo ritenersi discordante rispetto alla mentalità, all’attivismo, alla dialettica stessa di certi comunicatori, maîtres à penser, opinionisti che nel nostro tempo praticano con somma perizia la simulazione e contestano o deridono quelli che sono indotti dalla loro cultura, dalla stessa sensibilità a prediligere la dissimulazione.



Pubblicato su La Sicilia del 28 agosto e su facebook.
Zino Pecoraro