L'UMAREL 14 - LA BICI
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ma guarda un po’ Giovanni com’è dura la nostra vita, cantieri stradali sono finiti, tutti a fare le ristrutturazioni energetiche del 110% che sono chiuse dentro ai ponteggi schermati e noi non vediamo una mazza, non possiamo dirgli niente; allora qui a guardare le biciclette che sembrano quelle dei marziani non le Cottour, le Doniselli, Legnano e così via, si vede qualche Bianchi perché sta nelle corse, poi dei trabiccoli con gomme enormi che quelli su neanche pedalano, sono quasi tutte dei raider col cubo sulla schiena, noi una volta c’avevamo solo il culo in fondo alla schiena, siamo dei sorpassati; vedi però, la bicicletta era la maniera per andare a lavorare, da Baggio, da Rogoredo, da Bresso a Sesto san Giovanni dove c’era la Breda e la Pirelli, uomini e donne col freddo e la nebbia, montagne di bicilette nel cortile dell’azienda, quando si usciva sbirciavi le donne quando salivano in bici per vedere qualcosa, ma stavano attente, al massimo qualcuna ti vedeva e ti faceva un sorriso furbo, come dire non è così facile, devi impegnarti e allora il giorno dopo la cercavi in mensa, con due battute pronte, chissà; 15 anni dopo la bici è diventata roba per i poveri, se andavi in bici, neanche il cucciolo o il Motom, eri un pezzente e le ragazze non ti guardavano neanche, hanno cominciato a guardare i ragionieri, ce n’erano di più, qualcuno aveva anche la 500, come avessero la Rolls Royce e lo yacht; passa qualche anno e appaiono le sciurette democratiche e snob con il modello olandese, il cestino davanti perché il portapacchi dietro era pacchiano, fiori finti intrecciati sul bordo, dentro la borsetta e al massimo il Corriere, zoccoli e gonne larghe, qualche uomo con la bicicletta elegante, sella in pelle, freni a bacchetta come nei ’40, lucida e sempre pulita che costava come un Ciao; adesso le sciurette sono invecchiate e non ce la fanno più, le figlie vogliono la macchina e investono in “erba” per migliorare le relazioni sociali, ci sono i driver, e i ragazzotti con la bici a noleggio che vanno sul marciapiede con un’energia che potrebbe essere impiegata meglio e se ne fottono se non ti sposti in tempo, meglio i fighetti con le ruote sottili, manubrio stretto, ruota fissa, acrobazie ma non sbagliano, sai cosa ti dico, se te ne arriva uno, stai fermo, ha più probabilità di sopravvivere, e io mi sono rotto le balle di questi qua, se guardi bene li muove l’egoismo, per guadagnare 30”, il disprezzo per gli altri, per noi vecchi un poco di più, neanche pensano che stanno facendo qualcosa di illegale, d’altra parte il controllo dei vigili non c’è proprio, allora ti propongo una cosa, io e te facciamo un’associazione, “il pedone incazzato” o “ i diritti del pedone” e organizziamo delle giornate di rivolta, magari nell’anniversario delle 5 giornate, ci mettiamo in fila su alcuni marciapiedi e quando passa di lì un ciclista ci mettiamo di traverso, lo fermiamo, gli spieghiamo, gli diamo un foglio di istruzioni che dica più o meno così, chi corre in bici sul marciapiede è un coglione; dobbiamo fare un sito, chiedi a tuo cognato,
Folco de Polzer